Valeria Solarino e Amnesty: “La solidarietà non è un reato”
Fluminimaggiore, 5 lug. (askanews) – La criminalizzazione della solidarietà e il rischio che chi soccorre i migranti finisca sul banco degli imputati. Di questo parla il documentario “La solidarietà non è un reato”, dedicato alla vicenda dell’attivista Sean Binder e presentato all’Andaras Traveling Film Festival a Portixeddu, in Sardegna, dall’attrice e in questo caso regista Valeria Solarino e da Francesca Corbo di Amnesty International, che hanno incontrato il pubblico insieme al direttore artistico della manifestazione, Joe Juanne Piras.
Solarino ha raccontato come è nata la collaborazione con Amnesty International e il senso del coinvolgimento di personaggi dello spettacolo nelle campagne dell’organizzazione. “Il compito di Amnesty, quando coinvolge personaggi dello spettacolo, è accendere una luce su tematiche insidiose: se c’è attenzione mediatica, i giudici sono più attenti”, ha spiegato, ricordando l’incontro con Sean Binder, che per sette anni ha affrontato un procedimento giudiziario in Grecia rischiando fino a vent’anni di carcere per aver partecipato alle operazioni di soccorso dei migranti.
Il documentario è costruito come una lunga intervista realizzata da Solarino a Londra con lo stesso Binder e ripercorre la sua vicenda, dalle attività di ricerca e soccorso sull’isola greca di Lesbo fino all’arresto e al lungo procedimento giudiziario affrontato insieme ad altri volontari. Attraverso la sua testimonianza, il documentario racconta quello che Amnesty definisce il fenomeno della “criminalizzazione della solidarietà”.
Secondo Corbo, il caso di Binder rappresenta uno degli esempi più significativi di questo fenomeno. “Chiediamo soprattutto di non condannare chi aiuta i migranti”, ha affermato, spiegando come in diversi Paesi europei, Italia compresa, il reato di favoreggiamento dell’immigrazione irregolare venga contestato anche nei confronti di persone e organizzazioni impegnate nelle attività di soccorso.
Nel corso dell’incontro Solarino ha spiegato di aver scelto di raccontare questa storia perché considera il tema migratorio una delle questioni più urgenti del presente. “La società civile è spesso più avanti dei governi”, ha osservato, criticando un dibattito pubblico che, a suo giudizio, utilizza troppo spesso le migrazioni come terreno di scontro politico invece di affrontarne la complessità.
Le due ospiti si sono soffermate anche sul valore della collaborazione tra il mondo della cultura e quello dei diritti umani. “Le personalità della cultura ci permettono di raggiungere un pubblico più ampio con un linguaggio più empatico e meno istituzionale”, ha spiegato Corbo. Solarino ha invece raccontato come questa esperienza le abbia aperto una nuova prospettiva: “Mi è venuta voglia di raccontare altre storie reali, in forma di documentario”.
L’incontro si è concluso con un invito a sostenere le organizzazioni impegnate nella tutela dei diritti umani, ricordando come anche strumenti semplici, dalle campagne di sensibilizzazione alle raccolte firme, possano contribuire a cambiare le sorti di singole persone e, nel tempo, anche delle leggi.

