“Genepy Caldo”: la hit dell’estate valdostana ha il sapore (piccante) del patois
Fabien Lucianax si fa dare man forte da Ruben Voyat per la nuova hit dell'estate un folk-pop-rap in salsa valdostana
C’è chi in estate si rinfresca con una granita, chi con un tuffo in Dora. Fabien Lucianax, invece, propone una ricetta diversa: un genepy bollente, servito a ritmo di folk-pop-rap.
Il cantastorie valdostano lancia il suo nuovo singolo Genepy Caldo, scritto a quattro mani con il giovane cantautore Ruben Voyat, e la logica del titolo — provocatoria quanto basta — la spiega lui stesso: «Ciò che protegge dal freddo protegge anche dal caldo, no? È questo che affermavano i nostri ‘vecchi’!».
Dietro la battuta ironica, un progetto che mescola generazioni e sonorità.
Tre varianti di patois e ritornello esplosivo
Il brano intreccia tre varianti di francoprovenzale con un ritornello esplosivo in italiano, in un mix che Lucianax definisce fatto di «irriverenza, divertimento, calore e personaggi bizzarri».
Per scrivere il pezzo ha scelto proprio Voyat, 23 anni, che l’artista descrive senza mezzi termini come «la nuova voce del cantautorato valdostano in patois»: «È stato molto bravo a entrare nel mio mondo».
Voyat, voce e chitarra del brano, non è arrivato da solo: al suo fianco il fedele collaboratore Edoardo Milleret alla fisarmonica.
Il duo arriva fresco fresco dalla pubblicazione dell’album in francoprovenzale Madeleine, segno che la scena patois valdostana è tutt’altro che in pausa estiva.
A dare forma sonora al progetto ci hanno pensato la TdE ProductionZ di Momo Riva e Davide Brazzale, che ha curato l’arrangiamento.
Il tutto accompagnato da un videoclip firmato Bernard Usel, girato tra location che raccontano l’anima più autentica della Valle: l’Azienda agricola La Borettaz di Gressan, la Locanda da Mami di Charvensod e l’area Rafting Aventure di Villeneuve.
Genepy Caldo è uscito venerdì 3 luglio ed è già disponibile su tutte le piattaforme streaming, videoclip incluso sul canale YouTube di Fabien Lucianax.
Un brano che, tra un sorso immaginario e l’altro, conferma come il patois valdostano sappia ancora reinventarsi — anche sotto il sole d’agosto.
(e.d.)

