Mattarella frena la campagna elettorale (intempestiva): si pensi al Paese
Roma, 30 lug. (askanews) – Che non intenda essere “partecipe”, tirato in ballo o per la giacchetta, in scontri o dialettiche politiche lo ribadisce nettamente – e per più di una volta – nel discorso per la cerimonia del Ventaglio al Quirinale. Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella riceve la stampa accreditata e risponde alle domande del presidente dell’Associazione stampa parlamentare, Alfonso Raimo, nel tradizionale incontro con i giornalisti prima della pausa estiva. Un modo per fare il punto sulle tante questioni aperte e anche per ribadire prerogative e limiti della Presidenza della Repubblica. L’ha dovuto fare anche di recente sulla vicenda della grazia al gioielliere Mario Roggero, invocata e acclamata dal centrodestra.
Non entra nelle polemiche quotidiane il Capo dello Stato ma, rivendica il suo compito che è quello di stimolare una riflessione “che vada anche al di là del momento contingente”. E che, sopratutto, tenga in considerazione il bene del Paese e la ricerca delle soluzioni ai suoi problemi: questa è la prima preoccupazione di Mattarella. Mancano ancora diversi mesi alle elezioni Politiche del 2027, ma il clima da campagna elettorale tra partiti, che il Capo dello Stato bolla come intempestivo, si è surriscaldato, le polemiche non mancano e lo scontro politico talvolta supera i limiti. Il rischio è che ad essere dimenticate siano tutte quelle questioni che attendono una risposta dalla politica e che più incidono sulla vita dei cittadini. “Mi auguro che le tensioni elettorali – ancora, per la verità, piuttosto intempestive – non sottraggano attenzione ai problemi che riguardano la vita quotidiana dei nostri concittadini e non inducano ad alterare la realtà delle questioni”, osserva Mattarella augurandosi una dialettica politica senza “inopportuna e controproducente” aggressività verbale.
Questo richiamo alla concretezza vale un po’ per tutti i dossier politici aperti. A cominciare da quello, delicatissimo, della riforma della legge elettorale. La premessa è che “non mi compete intervenire nelle dinamiche parlamentari e non intendo – com’è comprensibile – parlare di progetti legislativi che si trovano all’esame del Parlamento” ma “affrontando il tema elettorale” Mattarella non nasconde “la preoccupazione” per l’astensionismo e ricorda ai partiti, impegnati in un serrato confronto su premio di maggioranza e preferenze, che proprio questo fenomeno “dovrebbe essere il punto di attenzione principale per tutte le parti politiche, al di sopra di qualsiasi altro aspetto”.
Questa attenzione ai problemi più che ai proclami, da qualsiasi parte provengano, è il modus che Mattarella, fuori dall’agone politico, di nuovo segue: “non è mio compito progettare né esprimere giudizi su temi politici”, e guarda alle questioni di cui la politica dibatte. Tra queste il tema della sicurezza su cui, rispondendo a una domanda del presidente Asp Raimo, che ha osservato come il dibattito politico sui recenti casi di cronaca – da Roggero alla morte di Abderrahim Fakir a Bologna, agli scontri No Tav a Chiomonte – si stia svolgendo in un clima emotivo, offre una riflessione: se si pensa, dice il presidente, “che le regole della legge debbano adattarsi ai comportamenti individuali, occasionali, cambiando il proprio contenuto di volta in volta, di caso in caso, non si rafforza la sicurezza ma si decide l’abdicazione dello Stato”.
Nel discorso davanti ai giornalisti c’è anche il tema della difesa europea che “non è una minaccia” ma uno strumento per la pace, la difesa del multilateralismo per non tornare alla “barbarie” della “legge del più forte”, la rivendicazione di un’Europa “non inerte nè silenziosa” che davanti a un mondo in fiamme può indicare, forte della propria storia, una strada per la pace. C’è un richiamo netto sulla Rai perchè “finalmente si ponga riparo alla paralisi del sistema radio tv pubblico determinato dal blocco nel funzionamento della Commissione parlamentare per l’indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi”. E c’è una citazione, quella di Papa Leone XIV che Mattarella condivide “appieno”: per gestire il fenomeno delle migrazioni va abbandonata la “logica dell’emergenza”.
Poi i temi del giornalismo e della libera informazione da cui “dipende un valore prezioso che si chiama libertà” e che non deve essere messa a rischio da un uso distorto dell’Intelligenza artificiale attraverso “cloni di notizie, prodotti artificialmente da macchine e destinati a riprodursi all’infinito”: “L’informazione non è clone di sé stessa. Non è la caricatura della pecora Dolly”, avverte Mattarella.
Infine, nel ragionamento di Mattarella, un inciso per spiegare che no, il suo ruolo non è affatto ingessato. Parole che, inevitabilmente, suonano come una risposta indiretta al presidente del Senato Ignazio La Russa che, nell’escludere un suo desiderio rispetto al Quirinale, per cui si vota nel 2029, ha osservato che si tratta di un ruolo troppo “ingessato” per il suo carattere. Oggi Mattarella, prima ricorda che i presidenti delle Camere sono sì organi di garanzia ma “ricoperti comunque da esponenti politici” e poi osserva: “Voi tutti conoscete i limiti doverosi delle mie considerazioni. Questi limiti non rappresentano una costrizione: al contrario raffigurano una delle modalità del dovere di assicurare al Quirinale imparzialità ed estraneità alla dialettica, alla legittima dialettica, tra le parti politiche”.

