Come il caldo sta cambiando i comportamenti delle marmotte nel Parco Nazionale del Gran Paradiso
Foto: Piero Papa
Ambiente, Animali
di Fausto Vassoney  
il 12/08/2026

Come il caldo sta cambiando i comportamenti delle marmotte nel Parco Nazionale del Gran Paradiso

Uno studio condotto in Valsavarenche mostra che con l'aumentare della temperatura la propensione degli esemplari a giocare diventa quasi nulla

Come il caldo cambia i comportamenti delle marmotte nel Parco Nazionale del Gran Paradiso.

Uno studio condotto in Valsavarenche mostra che con l’aumentare della temperatura la propensione dell’animale a giocare con i propri simili diventa quasi nulla.

La ricerca condotta nel Parco Nazionale del Gran Paradiso

A fotografare le ripercussioni del crescente caldo sugli habitat protetti del Parco è stata una ricerca pubblicata recentemente sulla rivista scientifica Animal Behaviour.

Lo studio è firmato dalla ricercatrice del Parco Caterina Ferrari, Diego Rastelli, Maria Paniw e Achaz von Hardenberg e si basa su dati raccolti sul territorio di Valsavarenche, a Orvieilles, dove dal 2006 è attivo un progetto di monitoraggio degli esemplari.

Tra giugno 2023 e giugno 2025, in particolare, sono state osservate 83 marmotte appartenenti a 14 gruppi familiari, per un totale di 189 ore di osservazione.

I risultati: con il caldo le marmotte rinunciano a giocare

Le lunghe ore di osservazione, hanno permesso di registrare ben 667 interazioni sociali tra gli esemplari.

Da queste, si sono così potuti studiare i cambiamenti nelle attitudini delle marmotte, al variare della temperatura.

Il dato più evidente riguarda la propensione delle marmotte a giocare fra di loro: se, soprattutto tra gli esemplari giovani, l’attività di gioco raggiunge il picco a 12.8 °C, questa diventa quasi nulla superando i 21 °C.

La diminuzione nell’attività non appare invece significativa per quanto riguarda altre declinazioni delle interazioni sociali fra marmotte: anche con il termometro più alto, gli esemplari non abbandonano il grooming (pulizia reciproca), i saluti o le interazioni agonistiche.

Un campanello d’allarme che evidenzia le trasformazioni in atto

Il dato legato alla scomparsa delle attività di gioco oltre i 21 °C, messo in evidenza dallo studio, spinge i ricercatori a importanti riflessioni.

«Questo studio mostra quanto sia importante osservare la fauna non soltanto attraverso la consistenza delle popolazioni, ma anche attraverso i suoi comportamenti – spiega Caterina Ferrari -. Il monitoraggio di lungo periodo ci permette di cogliere cambiamenti sottili che possono rappresentare i primi segnali delle trasformazioni in atto nell’ambiente alpino».

La riduzione del gioco, secondo gli autori, può configurarsi come un possibile bioindicatore precoce dello stress termico nella marmotta alpina.

 

Per consultare lo studio pubblicato su Animal Behaviour, dal titolo Too warm to play: temperature selectively constrains social behaviour in the Alpine marmot, Marmota marmota, clicca qui.

 

(re.aostanews.it)

 

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