Come il caldo sta cambiando i comportamenti delle marmotte nel Parco Nazionale del Gran Paradiso
Uno studio condotto in Valsavarenche mostra che con l'aumentare della temperatura la propensione degli esemplari a giocare diventa quasi nulla
Come il caldo cambia i comportamenti delle marmotte nel Parco Nazionale del Gran Paradiso.
Uno studio condotto in Valsavarenche mostra che con l’aumentare della temperatura la propensione dell’animale a giocare con i propri simili diventa quasi nulla.
La ricerca condotta nel Parco Nazionale del Gran Paradiso
A fotografare le ripercussioni del crescente caldo sugli habitat protetti del Parco è stata una ricerca pubblicata recentemente sulla rivista scientifica Animal Behaviour.
Lo studio è firmato dalla ricercatrice del Parco Caterina Ferrari, Diego Rastelli, Maria Paniw e Achaz von Hardenberg e si basa su dati raccolti sul territorio di Valsavarenche, a Orvieilles, dove dal 2006 è attivo un progetto di monitoraggio degli esemplari.
Tra giugno 2023 e giugno 2025, in particolare, sono state osservate 83 marmotte appartenenti a 14 gruppi familiari, per un totale di 189 ore di osservazione.
I risultati: con il caldo le marmotte rinunciano a giocare
Le lunghe ore di osservazione, hanno permesso di registrare ben 667 interazioni sociali tra gli esemplari.
Da queste, si sono così potuti studiare i cambiamenti nelle attitudini delle marmotte, al variare della temperatura.
Il dato più evidente riguarda la propensione delle marmotte a giocare fra di loro: se, soprattutto tra gli esemplari giovani, l’attività di gioco raggiunge il picco a 12.8 °C, questa diventa quasi nulla superando i 21 °C.
La diminuzione nell’attività non appare invece significativa per quanto riguarda altre declinazioni delle interazioni sociali fra marmotte: anche con il termometro più alto, gli esemplari non abbandonano il grooming (pulizia reciproca), i saluti o le interazioni agonistiche.
Un campanello d’allarme che evidenzia le trasformazioni in atto
Il dato legato alla scomparsa delle attività di gioco oltre i 21 °C, messo in evidenza dallo studio, spinge i ricercatori a importanti riflessioni.
«Questo studio mostra quanto sia importante osservare la fauna non soltanto attraverso la consistenza delle popolazioni, ma anche attraverso i suoi comportamenti – spiega Caterina Ferrari -. Il monitoraggio di lungo periodo ci permette di cogliere cambiamenti sottili che possono rappresentare i primi segnali delle trasformazioni in atto nell’ambiente alpino».
La riduzione del gioco, secondo gli autori, può configurarsi come un possibile bioindicatore precoce dello stress termico nella marmotta alpina.
(re.aostanews.it)
