Vino, Consorzio Asolo Montello chiede piano a lungo termine per acqua
Milano, 26 ago. (askanews) – Il Consorzio Vini Asolo Montello chiede una strategia di lungo periodo per la gestione dell’acqua dopo una vendemmia segnata da siccità e temperature elevate. Nell’area sono iniziate le raccolte della Glera e delle altre varietà coltivate nel territorio, con un anticipo rispetto alla media, mentre le piogge e il calo termico degli ultimi giorni hanno modificato le condizioni dei vigneti nella fase finale della maturazione. “Quest’anno la situazione del vigneto è stata particolarmente impegnativa a causa della siccità e del caldo estremo” ha affermato il presidente del Consorzio, Michele Noal, aggiungendo che “in questa annata complessa, l’esperienza dei viticoltori, che in questi anni hanno imparato a gestire anche condizioni molto difficili, ha permesso di raccogliere uve perfettamente sane e con parametri di acidità e zuccheri soddisfacenti, anche alla luce delle piogge degli ultimi giorni e del calo delle temperature”.
Come in altre aree viticole italiane, la raccolta è iniziata prima rispetto alla media del territorio. Per le uve destinate alla spumantizzazione, anticipare il momento della vendemmia consente di preservare l’acidità. Il Consorzio segue l’evoluzione delle uve attraverso il monitoraggio delle curve di maturazione, fornendo ai produttori elementi per scegliere il momento della raccolta nei diversi vigneti.
Le precipitazioni e l’abbassamento delle temperature hanno inoltre ridotto la necessità di refrigerazione in cantina, con un minore impiego di energia, e reso meno gravoso il lavoro delle persone impegnate nella raccolta. Il nodo che il Consorzio pone oltre l’orizzonte della singola annata riguarda però la disponibilità della risorsa idrica e un sistema di gestione dell’acqua che non ha registrato trasformazioni sostanziali rispetto a oltre vent’anni fa. La questione assume un peso particolare in un territorio nel quale pianura e collina si incontrano ai piedi delle Prealpi. I Colli Asolani presentano versanti articolati, mentre il Montello è un rilievo carsico nel quale l’acqua penetra nel sottosuolo attraverso rocce permeabili, alimentando un sistema di doline, cavità e circolazione sotterranea. La disponibilità idrica dipende quindi non soltanto dalla quantità delle precipitazioni, ma anche dalla loro distribuzione nel tempo e dalla capacità del territorio di trattenerle e renderle utilizzabili.
Il Consorzio indica tra le possibili risposte una gestione più razionale dei bacini di laminazione, con l’obiettivo di migliorare l’approvvigionamento anche nelle aree collinari dove l’irrigazione presenta maggiori difficoltà. Il tema coinvolge una rete più ampia di soggetti e viene affrontato assieme agli altri Consorzi, con la richiesta di un confronto che comprenda politica, istituzioni locali e filiera vitivinicola.
Sul Montello la Zona speciale di conservazione tutela oltre 5mila ettari distribuiti tra più Comuni della provincia di Treviso e comprende habitat forestali, ambienti carsici e zone importanti per diverse specie animali. La conservazione di questo mosaico deve confrontarsi con scarsità d’acqua, incendi, erosione e trasformazioni dell’uso del suolo. Il paesaggio porta anche i segni di una lunga relazione tra comunità e risorse naturali: per secoli il bosco del Montello ebbe un ruolo strategico per la Repubblica di Venezia, che ne regolava lo sfruttamento per assicurare legname all’Arsenale. Alla fine dell’Ottocento la suddivisione del territorio in poderi e la realizzazione delle “prese”, le strade che attraversano ancora oggi il colle, modificarono insediamenti, attività agricole e organizzazione dello spazio rurale.
Anche la viticoltura conserva saperi legati a questa storia. Accanto alla Glera, il patrimonio varietale comprende la Recantina, vitigno locale recuperato dopo una lunga fase di marginalità. La sua sopravvivenza testimonia un lavoro di conservazione che affianca alla produzione più diffusa il mantenimento di varietà legate alla memoria agricola del Montello e dei Colli Asolani.
In questo quadro la gestione dell’acqua diventa un tema che unisce produzione, tutela del paesaggio e continuità delle attività agricole. Il problema non riguarda soltanto la risposta all’emergenza di una stagione difficile, ma la capacità di prepararsi a condizioni che potrebbero ripresentarsi.
“Il 2026 è un’annata molto calda e la siccità è stato l’elemento maggiormente problematico. Una situazione che non si esclude si possa ripetere anche in futuro e, proprio per questo, ragionare già da ora sulle soluzioni per il prossimo anno diviene particolarmente importante” ha concluso Noal.


