Tor des Géants: conto alla rovescia esaurito, da oggi si fa sul serio
Presentati ieri i top trailers iscritti all'edizione 2026, alle 10 la prima partenza da Courmayeur, alle 12 la seconda; le emozioni della vigilia dei valdostani Lisa Borzani, Marcella Pont, Caterina Cibibin, Marco Cristiani e Rémy Boniface
Il conto alla rovescia per il Tor des Géants è esaurito.
Alle 10 di questa mattina, da Courmayeur, scatta l’edizione 2026 del TOR330.
Due ore più tardi ci sarà il secondo start.
Il tracciato prevede uno sviluppo di 330 chilometri con un dislivello positivo di 24.000 metri.
Presentati a Courmayeur i top trailer del Tor des Géants
Come ogni vigilia che si rispetti, il sabato di Courmayeur è stato dedicato alla presentazione dei top trailers iscritti.
L’edizione 2026 in rosa si prospetta di altissimo livello, viste le big al via.
Le top trailers presentate ieri al Jardin de l’Ange (foto Stefano Coletta – Zzam Agency)
Sul palco del Jardin de l’Ange sono salite Christine Tousch; Huiping Zhang; Marta Vigano; Cristina Vecco; Wenfei Xie; Melissa Paganelli; Sabrina Verjee; Alessandra Boifava; Claire Bannwarth; Lisa Borzani; Katharina Hartmuth.
Apertissima si prospetta la competizione maschile.
A meritarsi il saluto dei tifosi sono stati Wataru Iino; Oliviero Ignazio Bosatelli; Matthieu Bourguignon; Kim Collison; Cédric Chavet; Ryota Nakatani; Massimiliano Calcinoni; Avery Collins; Pablo Angel Nicolas Barnes; Robert Oberhollenzer; Michele Graglia; Bastien Fleury; Jonathan Schindler; Aurélien Jacoutot; Florian Grasel; Gianluca Galeati; Xingzhi Bai; Sangé Sherpa; Corneliu Buliga; Galen Reynolds; Matthis Granet; Marcin Swierc; Weiqiang Zhang; Christian Meier; Martin Perrier; Aleš Frlic; Jiaju Zhao; Simone Corsini.
Pochi i valdostani sulla linea di partenza
La Valle d’Aosta, orfana di Franco Collé impegnato nel Tor des Glaciers, è rappresentata da 39 concorrenti.
I rossoneri iscritti sono appena il 3.2% dei 1.213 che si sono aggiudicati un pettorale.
Appena 3 le donne residenti in Valle d’Aosta che saranno sulla linea di partenza: Lisa Borzani, Caterina Cibinin e Marcella Pont.
Lisa Borzani: «Il Tor mi ha insegnato che anche quando tocchi il fondo puoi risalire»
Manca Franco Collé, ma la Valle d’Aosta (in compartecipazione con il Veneto) ha comunque una freccia importante da scagliare verso il bersaglio del Tor des Géants.
Lisa Borzani, padovana che da anni vive a La Magdeleine, arriva al suo decimo Tor (6 finiti, 2 vinti e altrettanti in seconda posizione) in condizioni eccellenti.
«Sto bene, ho avuto l’influenza a metà settimana, ma l’ho smaltita e ho ancora tutti i pezzi attaccati – dice con la solita autoironia -. Ho massimo rispetto per il Tor e per le avversarie, vorrei uscire soddisfatta come l’anno scorso, se poi va bene anche come risultato, tanto meglio. Spero che la scheda madre, la mia testa, non mi tradisca. Il parterre femminile è tanta roba, secondo me Katharina Hartmuth non la vediamo neanche, ma con le altre si può battagliare. Il Tor mi ha insegnato che anche quando tocchi il fondo, puoi risalire e la soddisfazione provata nel 2025, riprendendomi a un nulla dal ritiro, ce l’ho ancora dentro. Passare al Glaciers? Paolo e io l’abbiamo già provato tutto, mi piacerebbe farlo, ma un po’ mi preoccupa la navigazione, un po’ lo stare tanto da sola e un po’ che non c’è da mangiare per lunghi tratti, io sono abituata a farlo ogni mezz’ora e dovrei portarmi dietro un trolley di alimenti».
Marcella Pont: «Sabato notte non chiuderò occhio»
Un’altra habituée del Tor è Marcella Pont, pure lei alla decima partecipazione.
«Sto bene, speriamo che il meteo ci dia una mano, il tor è una gara complessa e tutto deve incastrarsi al meglio, l’allenamento è importante, ma serve avere anche gli altri fattori a favore – spiega la tostissima valdostana -. Mi sono preparata bene, quello che dovevo fare, l’ho fatto, spero che molli un po’ il caldo, preferisco il freddo. Tutti i Tor sono speciali, il secondo e il settimo sono andati particolarmente bene e ne ho un ricordo speciale. Mi auguro di finirlo, provando ad abbassare il mio primato personale. Questo evento è unico, il calore della gente mi fa sentire un po’ a casa in ogni posto della Valle d’Aosta. Sono già entrata in modalità Tor, l’adrenalina sta salendo e sabato notte non dormirò. Adesso che so a cosa vado incontro, lo patisco più del primo anno, non è una gara semplice, ma per me è un viaggio tra le montagne più che una competizione».
Caterina Cibibin: «Torno per rivivere le emozioni del 2024»
Dopo un anno di assenza, torna sulla linea di partenza Caterina Cibibin.
«Torno per le emozioni che ho vissuto da finisher nel 2024: albe, tramonti, fatiche, gioie e dolori – racconta la psicologa di Cogne -. L’anno scorso ho fatto da assistente a Riccardo Casarotto, un amico veneto conosciuto proprio l’anno prima al Tor, ma già sapevo che sarei tornata ed ero molto contenta, perché mi mancava. È da gennaio che mi chiedo cosa aspettarmi, spero di viverla al 100% come due anni fa, ho un po’ paura di scoprire che non è così bello come la prima volta. Mi piacerebbe provare a mettermi alla prova e abbassare il tempo del 2024, al mio fianco come preziosi assistenti ci saranno di nuovo mio papà Massimo e il mio compagno Marco Desaymonet.
Le distanze lunghe mi attirano, essendo specializzata in psicologia dello sport, amo vivere quello che poi trasmetto agli atleti che seguo. Vengo dallo sci alpino, è un ambiente completamente diverso, il mondo del trail, specie a livello ultra, è speciale e mi esalta. Il primo Tor mi ha insegnato a stare nella fatica, nel dolore, non allontanarlo, accettarlo, viverlo, capire che fa parte del gioco. Voglio partire con l’idea che sono lì perché mi piace e tutto quello che succede fa parte dello stesso pacchetto; in queste gare impari a combattere e poi ad abbracciare i tuoi demoni e ad accettare a stare nella fatica e nel dolore».
Marco Cristiani: «Voglio finirlo anche per Luca Mauri»
Un debuttante, dopo le belle prove a TOR100 e TOR130, è Marco Cristiani.
«L’avvicinamento è iniziato il giorno dopo il Tot Dret dell’anno scorso 2025 – spiega il ristoratore di Aosta -. Avevo due anni di allenamento nelle gambe e lo sfogo naturale era il Tor. Ho fatto tanto scialpinismo, entrando a far parte della comunità degli skialper che non conoscevo e nella quale mi trovo benissimo. Tanti amici conosciuti lungo i sentieri sono venuti a trovarmi per preparare insieme a me la gara, sono stati mesi bellissimi. Sono contento di come mi sono preparato, l’obiettivo è di chiuderlo a prescindere dal giorno. Sono disposto ad arrivare sabato, anche se mi spaventa un po’ passare troppe notti in giro, perché alla lunga si perde lucidità. Allenandomi, ho avuto la conferma che la Valle d’Aosta è meravigliosa. Visto il caldo, spesso mi sono allenato di notte, chiudevo il ristorante e partivo fino alla tarda mattinata del giorno dopo, entrare nei rifugi di notte è magico, non trovi nessuno sveglio, ma è tutto acceso e tu sai che non sei solo.
Domenica scorsa, poi, è successa una cosa particolare che mi porterò in gara. È venuto a mangiare da noi Luca Mauri e abbiamo parlato del Tor. Sapeva che ero iscritto, mi ha raccontato che lui non era mai riuscito a finirlo perché andava troppo forte e mi ha detto che io posso farcela, perché mi ci avvicino come se fosse un viaggio, non per guardare il risultato e mi aveva promesso che sarebbe venuto a salutarmi lungo i sentieri. La notizia dell’incidente è stata terribile e adesso che non c’è più mi sento responsabilizzato e voglio finirlo anche per lui».
Rémy Boniface: «Partecipare al Tor des Géants è un sogno»
Dopo il ritiro al TOR130 del 2024 e la buona prova al TOR100 dell’anno scorso, ecco al via Rémy Boniface.
«Fare il Tor des Géants era il mio sogno, mi sono allenato intensamente fino ai primi di agosto, poi con il lavoro ho un po’ calato – dice il musicista di Aymavilles -. Ho provato praticamente tutto il percorso tranne il tratto da Donnas a Gressoney, che tutti mi hanno detto essere il più tosto. Fino a Cogne la prenderò quasi come una passeggiata, perché è da lì in poi che si gioca la partita. Se arriverò in buone condizioni a Donnas, vorrà dire che il fisico risponde. La parte da Gressoney-Saint-Jean a Courmayeur la conosco bene, così come mi piace il tratto tra Eaux Rousses e Cogne e la Val di Rhêmes, che è stata casa mia per tanti anni».
(davide pellegrino)




