Al via Asian Games_ più grandi delle Olimpiadi e con sport insoliti
Roma, 19 set. (askanews) – Più atleti delle Olimpiadi di Parigi, più sport e soprattutto molte più gare da medaglia e qualche sport ‘insolito’. La ventesima edizione dei Giochi asiatici, inaugurata oggi ad Aichi-Nagoya, in Giappone, dà la misura della crescita del più grande evento multisportivo del continente già nei numeri: oltre 11mila atleti provenienti da 45 Paesi e territori, 43 sport, 71 discipline e 469 eventi da medaglia.
Il confronto più immediato è con Parigi 2024. Alle ultime Olimpiadi estive parteciparono circa 10.500 atleti, in 32 sport e 329 eventi. Gli Asian Games superano quindi i Giochi olimpici estivi sia per numero di partecipanti sia, e in misura ancora maggiore, per ampiezza del programma: undici sport e 140 gare da medaglia in più.
La ragione è che gli Asian Games non raccolgono soltanto gran parte delle discipline olimpiche, dall’atletica al nuoto, dalla ginnastica al judo, ma incorporano anche sport tradizionali o particolarmente popolari nelle diverse aree del continente, alcuni quasi sconosciuti al pubblico europeo.
Uno dei più caratteristici è il kabaddi, nato nel subcontinente indiano. Si gioca tra due squadre che si alternano nell’inviare un proprio atleta nella metà campo avversaria. L’attaccante deve toccare uno o più rivali e riuscire a tornare nella propria zona prima di essere immobilizzato. E’ uno sport di contatto, rapidissimo, nel quale forza fisica, agilità e capacità di trattenere il respiro hanno tradizionalmente avuto un ruolo importante.
Dal Sud-est asiatico arriva invece il sepak takraw, che può essere descritto come una sorta di pallavolo giocata soprattutto con i piedi. Le squadre sono separate da una rete, ma i giocatori non possono usare le mani: controllano e colpiscono una piccola palla con piedi, gambe, testa e busto. Le azioni più spettacolari sono vere e proprie rovesciate acrobatiche eseguite vicino alla rete.
Il wushu raccoglie invece diverse arti marziali cinesi. Ai Giochi asiatici comprende sia prove nelle quali gli atleti eseguono forme codificate, valutate per tecnica, precisione e difficoltà, sia combattimenti veri e propri. E’ uno degli sport nei quali la Cina ha costruito negli anni una delle sue più solide tradizioni di medaglie.
Dall’Asia centrale arriva il kurash, forma di lotta originaria dell’Uzbekistan. I due contendenti combattono in piedi indossando una giacca e cercano di proiettare l’avversario sulla schiena. A differenza del judo, il combattimento a terra è praticamente assente: l’obiettivo è ottenere una proiezione netta e controllata.
Nel programma figurano anche il ju-jitsu, con combattimenti basati su prese, proiezioni e tecniche di sottomissione, e per la prima volta le arti marziali miste, nelle quali vengono combinate tecniche provenienti da discipline differenti, dalla lotta alla boxe.
Molto più recente è il teqball. Si gioca con un pallone da calcio su un tavolo incurvato simile a quello del ping pong. I giocatori devono rimandare il pallone nella metà avversaria senza usare braccia e mani, controllandolo con piedi, gambe, busto o testa. Può essere disputato in singolare o in doppio e richiede soprattutto controllo tecnico del pallone.
C’è poi il soft tennis, particolarmente diffuso in Giappone, Corea del Sud e Taiwan. Le regole ricordano quelle del tennis, ma si usa una pallina di gomma morbida e più leggera, che modifica sensibilmente traiettorie, velocità e modo di colpire.
Agli Asian Games hanno spazio anche sport entrati solo di recente nel circuito internazionale, come il padel, giocato su un campo più piccolo di quello da tennis e circondato da pareti che fanno parte del gioco, e gli esports, nei quali le medaglie vengono assegnate in competizioni ufficiali di videogiochi.
Alcune discipline presenti ad Aichi-Nagoya hanno avuto, o potrebbero avere, rapporti intermittenti con il programma olimpico. Il karate è stato disputato a Tokyo 2020 ma non è nel programma di Los Angeles 2028. Lo stesso vale per il breaking, la disciplina derivata dalla breakdance che ha debuttato a Parigi 2024. Al contrario, cricket, squash e baseball-softball, assenti a Parigi, torneranno o debutteranno alle Olimpiadi di Los Angeles.
Anche il calendario dà l’idea delle dimensioni raggiunte dall’evento. Sebbene la cerimonia di apertura si sia tenuta oggi e la chiusura sia prevista il 4 ottobre, alcune competizioni sono iniziate già il 10 settembre. Basket, calcio, pentathlon moderno, pallavolo, cricket, hockey, soft tennis e teqball hanno anticipato preliminari e fasi eliminatorie per consentire di completare un programma molto più fitto di quello olimpico.
Il Giappone padrone di casa ha schierato 932 atleti, il contingente più numeroso della propria storia agli Asian Games e presente in tutti i 43 sport. La Cina è arrivata con 815 atleti, impegnati in 38 sport e centinaia di eventi.
La cerimonia di apertura, al Mizuho Park Athletic Stadium di Nagoya, ha cercato di unire questa dimensione continentale all’identità della regione di Aichi. Il regista Yukihiko Tsutsumi, nato a Nagoya, ha costruito lo spettacolo attorno al tema ‘Harmonic Heart Beat’, con un grande palco a forma di cuore e il battito cardiaco come elemento visivo e sonoro ricorrente.
Il violinista Taro Hakase ha eseguito ‘Legacy 2026’, accompagnato da centinaia di danzatori, mentre laser e droni hanno disegnato figure luminose sopra lo stadio. L’attrice Keiko Toda, in kimono, ha intonato l’inno nazionale giapponese.
Uno dei momenti centrali ha richiamato il castello di Nagoya: una grande riproduzione della fortezza, con i caratteristici ornamenti dorati sul tetto, è apparsa sopra il palco mentre l’attore kabuki Nakamura Kankuro eseguiva la danza tradizionale ‘Renjishi’.
Lo spettacolo ha ricordato anche il ‘monozukuri’, termine giapponese che indica la cultura del ‘fare le cose’, cioè la tradizione manifatturiera e artigianale, particolarmente forte ad Aichi, cuore dell’industria automobilistica giapponese. Performer in tute da lavoro hanno così rappresentato il volto industriale della regione.
Nel finale hanno trovato spazio anche i tezutsu hanabi, i tradizionali fuochi d’artificio della zona di Mikawa: grandi cilindri riempiti di polvere pirica che vengono tenuti direttamente tra le mani mentre sprigionano verso l’alto una colonna di scintille.
Poi la sfilata delle delegazioni. L’Afghanistan ha aperto l’ingresso degli atleti, mentre il Giappone, in quanto Paese ospitante, ha chiuso la parata. La Cina ha scelto come portabandiera il cestista Hu Mingxuan e la campionessa olimpica di pugilato Wu Yu. La Corea del Sud è entrata con la pongista Shin Yu-bin e il canottiere Kim Dong-yong. Presente anche la Corea del Nord, con oltre cento atleti.
Davanti all’imperatore Naruhito e all’imperatrice Masako e alla presidente del Cio Kirsty Coventry, il presidente dell’Olympic Council of Asia, Joaan bin Hamad Al Thani, ha richiamato il ruolo dello sport come elemento di incontro tra Paesi e culture differenti. Naruhito ha quindi dichiarato ufficialmente aperti i Giochi.
L’ultimo atto è stato l’accensione del braciere. Dopo una staffetta all’interno dello stadio, la torcia è arrivata all’ex campionessa olimpica di badminton Ayaka Takahashi e quindi a Koji Murofushi, oro olimpico nel lancio del martello ad Atene 2004, e a suo padre Shigenobu, anche lui ex martellista e campione asiatico. Padre e figlio hanno acceso insieme il braciere, ispirato ai kinshachi, le figure dorate a forma di animale mitologico che dominano il tetto del castello di Nagoya.

