Groenlandia, la mossa di Trump prima del vertice con Xi
Roma, 20 set. (askanews) – Il nuovo accordo sulla Groenlandia annunciato da Donald Trump arriva a cinque giorni dal previsto vertice di Washington con Xi Jinping e a meno di due mesi dalle elezioni di midterm negli Stati uniti. Una coincidenza temporale che, secondo diversi analisti cinesi citati dal South China Morning Post, risponde anche alla volontà del presidente americano di rafforzare la propria posizione negoziale nei confronti di Pechino, proiettando il controllo strategico degli Stati Uniti su una delle aree destinate ad assumere un peso crescente nella competizione tra le grandi potenze.
Trump ha annunciato che Stati Uniti, Danimarca e Groenlandia hanno raggiunto un’intesa che, nelle sue parole, concede a Washington il “controllo permanente sulla sicurezza” dell’isola e su “tutte le altre necessità”. Il presidente l’ha definita un’intesa “senza fine”, sostenendo che nessun avversario degli Stati Uniti potrà in futuro installare una base, mantenere una presenza militare o effettuare investimenti sensibili in Groenlandia senza il consenso americano.
La descrizione di Trump va però oltre i termini con cui Copenaghen e Nuuk hanno presentato l’intesa. Il governo danese ha annunciato che l’accordo sarà firmato la prossima settimana, durante l’Assemblea generale dell’Onu, e che entrerà in vigore soltanto dopo le necessarie procedure parlamentari. La premier danese Mette Frederiksen ha sottolineato che l’intesa riconosce “la sovranità e l’integrità territoriale del Regno” e il diritto all’autodeterminazione dei groenlandesi. Il premier groenlandese Jens-Frederik Nielsen ha parlato a sua volta di un accordo che rafforza la sicurezza dell’isola e dell’alleanza occidentale.
Secondo quanto riferito da fonti americane, l’intesa dovrebbe ampliare e rendere permanenti i diritti statunitensi di accesso, dispiegamento e sorvolo, oltre a introdurre meccanismi per impedire a Paesi non appartenenti alla Nato di stabilire basi o effettuare investimenti considerati strategicamente sensibili. Gli Stati Uniti dispongono già di ampi diritti militari in Groenlandia in base all’accordo di difesa con la Danimarca del 1951, successivamente modificato nel 2004, e mantengono sull’isola la base spaziale di Pituffik.
Per Wang Yiwei, direttore dell’Istituto di Affari internazionali dell’Università Renmin di Pechino, il momento scelto da Trump non è casuale: l’annuncio servirebbe ad aumentare le “carte negoziali” americane prima dell’incontro con Xi, previsto il 24 settembre a Washington. Il vertice, il secondo tra i due leader quest’anno dopo quello di maggio a Pechino, dovrebbe affrontare commercio, terre rare, Taiwan e soprattutto la crescente competizione sull’Ia.
Secondo Wang, il tentativo americano di blindare la Groenlandia risponde alla stessa logica geopolitica che ha portato Trump a insistere sul controllo del Canale di Panama. Ma l’argomento della minaccia cinese, sostiene l’accademico, sarebbe sovradimensionato rispetto alla presenza effettiva di Pechino nell’area.
Un dato recente sembra confermare almeno in parte questa valutazione. A marzo la ministra groenlandese per le Risorse minerarie Naaja Nathanielsen aveva spiegato che soltanto due società cinesi possedevano licenze minerarie sull’isola e che entrambe erano inattive. Negli anni passati diverse aziende cinesi hanno mostrato interesse per i giacimenti groenlandesi, ma senza arrivare a una produzione mineraria su scala commerciale. Nel 2018 anche China Communications Construction Company era entrata nella corsa per la costruzione e l’ampliamento degli aeroporti di Nuuk e Ilulissat, suscitando forti preoccupazioni a Washington e Copenaghen; la Danimarca intervenne poi direttamente nel finanziamento del progetto.
Il quadro cambia, tuttavia, se dalla Groenlandia si allarga lo sguardo all’intero Artico. La cooperazione tra Cina e Russia nella regione sta crescendo. In agosto Mosca ha autorizzato sette navi cinesi a utilizzare la Rotta del Mare del Nord e la compagnia Sea Legend Shipping ha annunciato il primo servizio container regolare tra Cina ed Europa lungo la costa artica russa. Cina e Russia hanno inoltre realizzato quest’estate, a bordo del rompighiaccio cinese Xuelong 2, la loro prima osservazione congiunta sul campo dei ghiacci marini artici.
E’ proprio questa prospettiva di lungo periodo che preoccupa gli analisti cinesi citati dallo Scmp. Wang Yong, direttore del Centro per l’Economia politica internazionale dell’Università di Pechino, ritiene improbabile che la questione Groenlandia faccia deragliare il vertice Trump-Xi, ma avverte che la crescente trasformazione dell’Artico in uno spazio di competizione strategica potrebbe pesare sulla fiducia tra Washington e Pechino. Per la Cina, sostiene Wang, la risposta dovrebbe essere quella di difendere l’accesso alla navigazione internazionale e alla ricerca scientifica e, parallelamente, rafforzare la cooperazione multilaterale su clima, pesca e scienza polare.
La Groenlandia entra così nel già fitto dossier del vertice del 24 settembre. Non necessariamente come materia di negoziato diretto, ma come ulteriore segnale della competizione sino-americana per gli spazi, le infrastrutture e le tecnologie che Washington e Pechino considerano strategici nel lungo periodo.
Di Antonio Moscatello

