La Valle d’Aosta è la regione meno cementificata d’Italia, ma il suolo continua a sparire
Ambiente
di Erika David  
il 27/10/2026

La Valle d’Aosta è la regione meno cementificata d’Italia, ma il suolo continua a sparire

Il territorio artificializzato raggiunge i 7.051 ettari, il 2,16% della superficie regionale, nel 2025 trasformati altri 11 ettari; Champorcher registra l’incremento più alto

La Valle d’Aosta è la regione italiana con la percentuale più bassa di suolo consumato. Un primato che non significa, però, che il territorio sia al riparo da nuove trasformazioni. Nel 2025 la superficie occupata da edifici, infrastrutture e altre coperture artificiali ha raggiunto i 7.051 ettari, pari al 2,16% del territorio regionale. Nell’ultimo anno sono stati consumati altri 11 ettari, secondo i dati del rapporto sul consumo di suolo elaborato da Ispra e dal Sistema nazionale per la protezione dell’ambiente.

La quota valdostana è decisamente inferiore alla media italiana, che nel 2025 arriva al 7,19%. In cima alla graduatoria nazionale per percentuale di territorio artificializzato ci sono Lombardia, con il 12,27%, Veneto, con l’11,87%, e Campania, con il 10,65%. La differenza riflette anche la morfologia e la storia insediativa dei territori: in Valle d’Aosta le superfici pianeggianti sono limitate, ma proprio per questo la tutela del suolo disponibile resta una questione centrale.

Aosta guida la classifica regionale

A livello comunale, è Aosta a registrare la maggiore estensione di suolo consumato: 628 ettari, pari al 29,34% della superficie comunale. Seguono Quart, con 232 ettari, Courmayeur con 220, Châtillon con 193 e Nus con 182.

La graduatoria cambia se si considera il peso delle superfici artificiali sul territorio comunale: dopo Aosta si collocano Pont-Saint-Martin, con il 17,70%, e Verrès, con il 14,54%.

Quanto alle nuove trasformazioni registrate tra il 2024 e il 2025, il valore più alto è quello di Champorcher, con 8 ettari. Seguono Gressoney-Saint-Jean con 4 ettari e La Thuile con 3.

Aosta, Courmayeur e Cogne registrano 2 ettari ciascuna. Numeri contenuti rispetto alle dimensioni del fenomeno a livello nazionale, ma che mostrano come il consumo di suolo interessi anche i comuni di montagna e le località turistiche.

In Italia oltre tre metri quadrati al secondo

Il quadro nazionale è più preoccupante. Nel 2025 sono stati trasformati in superfici artificiali oltre 10.200 ettari, più di 102 chilometri quadrati: una velocità superiore ai 3 metri quadrati al secondo, equivalente a oltre 280 mila metri quadrati al giorno. I ripristini si sono fermati a 746 ettari e il bilancio resta negativo per quasi 9.500 ettari.

Più della metà delle nuove superfici artificiali, il 52,6%, è collegata ai cantieri. Cresce anche il fotovoltaico a terra, che nel 2025 ha interessato altri 2.798 ettari, mentre la logistica ha aggiunto 390 ettari. Nelle città, intanto, sono andati persi 4.231 ettari di aree verdi e 320 ettari di copertura arborea. Le conseguenze si fanno sentire anche sul clima urbano: nelle zone più impermeabilizzate le temperature possono superare di oltre 10 gradi quelle delle aree rurali circostanti.

Il rapporto individua tuttavia margini importanti per invertire la tendenza: in Italia sono state censite oltre 2.100 chilometri quadrati di superfici potenzialmente recuperabili, a cui si aggiungono aree adatte alla forestazione urbana e tetti utilizzabili per installare impianti fotovoltaici. La sfida è quindi limitare nuove occupazioni di terreno e valorizzare, dove possibile, gli spazi già costruiti.

(re.aostanews.it)

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