Cervinia, lavoratori in nero denunciano: scatta la spedizione punitiva
CRONACA
di segreteria il
01/06/2019

Cervinia, lavoratori in nero denunciano: scatta la spedizione punitiva

Il gestore del ristorante Les skieurs d'Antan, sua cugina e il compagno di quest'ultima sono stati raggiunti da una misura cautelare

Una vera e propria «spedizione punitiva». Usa questi termini il pm Luca Ceccanti per descrivere quanto avvenuto a Cervinia il 21 aprile scorso, quando due camerieri (in nero) sono stati intimiditi e aggrediti nella loro abitazione per aver denunciato la datrice di lavoro (gestore del ristorante Les skieurs d’Antan) che non avrebbe pagato quanto pattuito.

Indagati per violazione di domicilio e lesioni personali aggravate, Franco Musso (57 anni, di Torino), Cristina Angotzi (44 anni, di Valtournenche) e Monica Angotzi (42 anni, di Torino) sono stati raggiunti da una misura cautelare disposta dal gip Giuseppe Colazingari su richiesta del pm. Nei confronti di Musso e Monica Angotzi è stato disposto l’obbligo di dimora nel comune di residenza (Torino) e l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. Quest’ultima misura cautelare è toccata anche a Cristina Angotzi; per lei, il gip ha anche stabilito il divieto di avvicinarsi alle persone offese e di comunicare con le stesse.

Il pm aveva chiesto la misura cautelare della custodia in carcere.

La vicenda

Due dipendenti (un uomo e una donna), «completamente in nero», del ristorante Les skieurs d’Antan si erano rivolti all’ispettorato del lavoro dopo che Cristina Angotzi, gestore del locale, avrebbe omesso di pagare quanto pattuito. Secondo la Procura di Aosta, al fine di punire i due dipendenti, Cristina Angotzi, «con una condotta caratterizzata da modalità omertose tipiche di altri e più gravi contesti criminali», si era rivolta al convivente della cugina (Monica Angotzi), Franco Musso, «di fatto commissionando una spedizione punitiva volta a dare una lezione ai suoi ex dipendenti somministrandogli un’adeguata punizione».

Secondo la ricostruzione degli inquirenti, i tre indagati avrebbero raggiunto l’abitazione delle due vittime e, dopo aver bussato alla porta, Musso – armato di coltello – avrebbe aggredito fisicamente l’ex dipendente del ristorante. L’aggressore, oltre a sferrare alcuni pugni, avrebbe utilizzato anche il manico di un coltello per colpire la vittima. La convivente dell’uomo aggredito, cioè la seconda ex dipendente, era quindi fuggita all’esterno dell’abitazione, dove – secondo la Procura – si trovavano Cristina e Monica Angotzi.

Insulti e intimidazioni

Sempre secondo la tesi accusatoria, Cristina Angotzi avrebbe affermato: «Questo è perché mi avete denunciato ai carabinieri. Perché mi è venuto nel locale l’ispettorato del lavoro. Adesso avete ciò che vi meritate». A rincarare la dose ci avrebbe pensato la cugina della donna: «Tossici di merda. Sei una puttana».

Nella richiesta inoltrata al gip, Ceccanti racconta di una spedizione punitiva connotata da «una violenza brutale, che aveva lo scopo di somministrare una punizione esemplare per la denuncia effettuata all’ispettorato del lavoro».

Terminata l’aggressione fisica, Musso avrebbe intimidito i due ex dipendenti: «Adesso se chiami i carabinieri ti faccio sparare. Pezzo di merda, hai denunciato Cristina».

Nell’ordinanza di applicazione della misura cautelare, il gip scrive: «Il fatto è indubbiamente grave, sia in considerazione del movente consistito nel punire chi aveva osato denunciare Cristina Angotzi, sia per le brutali modalità dell’aggressione nei confronti della vittima, sia per le pesanti minacce pronunciate da Musso, sia per il fatto che quest’ultimo era armato di coltello».

In questo contesto, Colazingari ritiene «particolarmente inquietante» quanto riferito da una persona offesa in sede di querela. Nel novembre 2018, la titolare del ristorante di Cervinia avrebbe chiesto alla cameriera (vittima dell’aggressione di aprile) se conoscesse qualcuno a cui offrire denaro per intimidire e punire un altro dipendente. Per il giudice, «ciò denota come l’indagata non abbia alcuna remora a ricorrere alla violenza per risolvere le controversie con i dipendenti».

Le indagini, coordinate dal pm Ceccanti, sono state eseguite dai carabinieri di Valtournenche.

(f.d.)

 

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