Pubblicato da Danila Chenal il

Post razzista del leghista Manfrin, la procura archivia il fascicolo

IL Consiglio di disciplina nazionale dell'ordine dei giornalisti ha invece sospeso il consigliere comunale di Aosta per due mesi

Post razzista del leghista Manfrin, la procura archivia il fascicolo

Post razzista: l’ordine dei giornalisti sospende e la Procura archivia. Entrambe le decisioni fanno riferimento al post su facebook del consigliere comunale di Aosta della Lega Andrea Manfrin, che sul social aveva definito ‘risorsa boldriniana’ un cittadino senegalese – residente da anni in Valle e sposato con un’italiana – intento a condurre un hoverboard. Il pm Eugenia Menichetti ha chiesto l’archiviazione del fascicolo poiché «l’uomo – ripreso di spalle – non era riconoscibile e le critiche nel post erano di natura politica».

I fatti

L’indagine era scattata dopo la querela per violazione della privacy e per diffamazione a mezzo web, con l’aggravante della finalità di discriminazione o di odio etnico, nazionale, razziale o religioso, presentata dalla famiglia – che ora può opporsi alla richiesta di archiviazione – e rivolta anche contro l’autore della foto. «Sapete quanto costa un hoverboard? Quello che questa risorsa boldriniana – scriveva Mafrin a maggio – usa per andare a spasso vicino alla Cogne (o per scappare dalla guerra)? Anche usato viene tra i 200 e i 500 euro. Quanti cittadini valdostani se lo possono permettere?».

La sospensione

Per i contenuti del post, il Consiglio di disciplina nazionale dell’Ordine dei giornalisti nei mesi scorsi ha già confermato la sospensione per due mesi di Andrea Manfrin, giornalista pubblicista. La decisione disciplinare – a cui Manfrin si era opposto ricorrendo al Consiglio nazionale – si fonda su un’ipotesi di violazione dell’articolo 2 della legge istitutiva dell’Ordine dei giornalisti, che sancisce «il diritto insopprimibile dei giornalisti alla libertà d’informazione e di critica, limitata dall’osservanza delle norme di legge dettate a tutela della personalità altrui, nell’obbligo inderogabile del rispetto della verità sostanziale dei fatti».
(re.newsvda.it)

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