Discoteche al 50% di capienza: «poco sostenibile, non possiamo triplicare i prezzi»
Nello scatto d'archivio di ArleKart Photography, si balla alla discoteca Fashion di Quart
ATTUALITA'
di Cinzia Timpano  
il 14/10/2021

Discoteche al 50% di capienza: «poco sostenibile, non possiamo triplicare i prezzi»

Il referente della Silb valdostana Michele Napoli commenta la decisione del Comitato Tecnico Scientifico che ha autorizzato la riapertura delle discoteche e dei locali da ballo

Discoteche al 50% di capienza: «poco sostenibile, non possiamo triplicare i prezzi». 

«L’ipotesi della capienza al 35% era imbarazzante; al 50% lo è un po’ meno ma la sostanza non cambia: sarà una sfida ardua per la sostenibilità economica».

Il giovane imprenditore Michele Napoli, referente Silb Valle d’Aosta

Michele Napoli, referente della Silb valdostana, l’associazione che riunisce le imprese di spettacoli, ballo e intrattenimento non ha dubbi; per i piccoli imprenditori valdostani i costi di gestione azzopperanno la riapertura delle discoteche, che il Comitato Tecnico Scientifico ha autorizzato al 50% di capienza.

«Il settore è fermo dal mese di marzo 2020 e, ad eccezione dei pochi che nell’estate dello stesso anno sono riusciti a lavorare un mese e mezzo prima delle nuove chiusure, non è mai ripartito – commenta Napoli -.

Come si fa a ricominciare a mezzo servizio, pur prevedendo l’obbligo della certificazione verde?
La Francia ha ricominciato con una capienza al 75%, con green pass per esempio».

Secondo Napoli, il provvedimento di Governo e CTS non tengono conto di quanto sia variegato il mondo dell’intrattenimento, delle discoteche e dei locali da ballo.

«Non siamo una grande città, con locali con capienze di migliaia di persone – spiega -.
L’unica possibilità di stare a galla sarebbe quella di aumentare i prezzi.

Ipotesi non praticabile chez-nous; conosciamo la nostra clientela, non possiamo triplicare prezzi dei tavoli o delle consumazioni.

Le discoteche delle grandi città hanno un tipo di clientela facoltosa, tavoli vip e possibilità di ‘fare numeri’ per noi inimmaginabili.

Anche se abbiamo locali da ballo legati al flusso turistico, penso ad esempio a Courmayeur, non è un ragionamento praticabile.
E ciò che fa arrabbiare è che le premesse per lavorare ci sono tutte: con il green pass e il contagio sotto controllo, credo sia legittimo il desiderio di svago di tanti, giovani e meno giovani».

La gestione di una discoteca è complessa dal punto di vista organizzativo secondo Napoli, richiedendo tante professionalità non sostituibili.

«Anche mettendo da parte il fatto che i locali sono chiusi da quasi due anni e che sono necessarie spese di manutenzione e restyling di un certo peso economico, bisogna ripensare ingressi e uscite, rimodulare capienza, predisporre i controlli per il green pass – spiega il giovane imprenditore -, ma anche revisionare gli impianti, sistemare gli arredi, rifornirsi e assumere il personale numericamente adeguato a una capienza dimezzata.

Temo che sia complicato oltre che oneroso programmare una stagione con troppi punti interrogativi.
Personalmente non ho ancora deciso, sto valutando ma i contro sono molti più dei pro, anche considerati gli esigui ristori, insufficienti a sanare, almeno in parte, due anni di inattività». 

Nella foto di Arlekart, in alto, uno scatto da una serata alla discoteca Fashion di Quart.

(cinzia timpano)

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