Sciopero generale, circa 200 persone al presidio di place Deffeyes
I partecipanti al presidio di Place Deffeyes
POLITICA & ECONOMIA
di Alessandro Bianchet  
il 17/11/2023

Sciopero generale, circa 200 persone al presidio di place Deffeyes

«Basta repressione» e misure che mettono in difficoltà lavoratori e pensionati; Cgil, Uil e anche Savt all'attacco del Governo Meloni e della manovra

Basta con lo stato di repressione, con leggi che mettono in difficoltà famiglie, lavoratori e pensionati e minano il diritto alla pensione e al lavoro. Il tutto unito a una «partecipazione significativa». In attesa dei dati ufficiali, sono questi gli elementi cardine del presidio di protesta in Place Deffeyes, ad Aosta, organizzato venerdì mattina nell’ambito dello sciopero generale indetto da Cgil e Uil e con l’apporto del Savt.

Circa 200 persone si sono radunate sotto palazzo regionale per protestare contro la manovra del Governo Meloni, ritenuta iniqua, contro un ulteriore peggioramento delle condizoni pensionistiche e contro il Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini (mai nominato in verità), ma soprattutto contro il suo tentativo di «toglierci il diritto allo sciopero».

Trasporti e pensioni

Tante le sigle in Place Deffeyes, a cominciare da quelle dei trasporti, capitanate da Cristina Marchiaro della Filt Cgil VdA.

Cristina Marchiaro

«Qualcuno (Salvini ndr.) ha detto che non potevamo scioperare, ma esiste già una legge che garantisce la fasce per la mobilità di tutti – esclama Marchiaro -. Peccato che il signore ha giurato su una Costituzione che garantisce il diritto allo sciopero, forse dovrebbe aprire il libro».

Lo sciopero, insomma, è contro «l’ennesimo attacco alla democrazia – conclude -. Scioperiamo per tutti, per gli impianti a fune che vedono peggiorate le condizioni di pensionamento e non si vedono inseriti tra i lavori usuranti e per contratti fermi da anni. Mancano risorse e se non ci sono autisti è perché non ci sono soldi».

Nunzia Pisanti, della Fpl Uil, stigmatizza «L’enorme taglio alle pensioni – attacca -. Abbiamo lavorato per tanti anni e vogliamo una pensione degna».

Poste

Alzano la voce anche i rappresentanti del comparto Poste di Uil e Cgil.

Maurilio Rosset e Barbara Capelli

«Le poste domani saranno aperte, non scioperiamo per avere il weekend lungo – esclama Maurilio Rosset, segretario di Uil Poste -. Lo sciopero è un diritto che esiste da tremila anni e va salvaguardato, perché permette da sempre di vantare diritti quando non ce ne sono. È fondamentale manifestare per avere un mondo migliore».

Parla di adesione «altissima» Barbara Capelli, segretaria della Slc Cgil VdA.

«Su di noi aleggia un ulteriore spettro di privatizzazione – attacca – e questo a noi non va bene».

Funzione pubblica e sanità

Evidenzia la «partecipazione significativa» e il «chiaro segnale di rabbia» Igor De Belli, segretario della FP Cgil.

«Non si arriva a fine mese e diciamo basta a tutto questo, continuano a usarci come bancomat – rintuzza -. Qui non si parla di perequazione, ma di furto. Parliamo di infermieri, Oss e operatori che dignitosamente servono la collettività da anni e ora si trovano cornuti e mazziati».

Una stoccata a Matteo Salvini.

«Forse avendo lavorato poco non sa che ospedali e altri servizi lavorano anche nel weekend – conclude -. Serve di più per la sanità; in Valle c’è l’impegno, ma deve aumentare per un settore che ormai da anni è in via di smantellamento».

Elena Cannatà lavora per il patronato della Uil.

«Ogni giorno i cittadini arrivano con la paura e dopo la Fornero, tremenda, ora l’ansia è in peggioramento – tuona -. Peggio di così pensavamo non potesse andare, ora non sappiamo cosa succederà. Le persone prossime alla pensione si ritrovano nuovamente a fare i calcoli, edili di 65 anni non possono andare a riposo: dobbiamo fare qualcosa».

Scuola

Dolente il tasto scuola.

Se il Savt École chiede alla Regione «interventi urgenti sugli organici», chiedendo di usufruire delle «prerogative regionali per contrastate denatalità e dispersione scolastica», Cecilia Lazzarotto, insegnante della Cgil scuola, non le manda a dire.

«La riforma degli istituti tecnici, con la riduzione a quattro anni, mira a contrarre ulteriormente il personale – esclama -. Ci vogliono spazi, stipendi adeguati, ma anche una riduzione della burocrazia, che troppo spesso va a dispetto della didattica».

Savt

Il Savt, con il segretario Claudio Albertinelli, rivendica la propria presenza.

«Condividamo le preoccupazioni su manovra e questione pensionistica – spiega -. Si va verso un grave peggioramento, così come per la sanità, che vira sempre più verso il privato. La previdenza sociale? Se i giovani non si costruiranno una posizione privatamente, rimarranno a mani vuote».

(alessandro bianchet)

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