Abusi sul padrone di casa a Cogne: chiesti 11 anni di reclusione
Il processo nei confronti di un 58enne siciliano è alle battute finali: sentenza attesa il 4 marzo
11 anni di reclusione. È questa la richiesta del pm Manlio D’Ambrosi al termine del processo nei confronti di un 58enne originario di Caltanissetta, accusato di abusi sessuali nei confronti del padrone di casa. I fatti risalgono al periodo tra giugno 2023 e febbraio 2024, a Cogne. L’udienza è stata quindi aggiornata al 4 marzo, per l’arringa difensiva e la sentenza.
Chiesti 11 anni di reclusione
Il tribunale, questa mattina, ha rigettato la richiesta di confronto tra consulenti e l’integrale acquisizione di file chiesta dalla difesa, dichiarando chiusa l’istruttoria dibattimentale.
«Nella ricostruzione che la persona offesa fa davanti ai carabinieri vi è assoluta soggezione nei confronti dei coniugi, che hanno praticato violenze sessuali – ha detto il pm Manlio D’Ambrosi nella requisitoria, durata circa 30 minuti -. Sono stati acquisiti filmati, da settembre 2023. La dimostrazione plastica della totlae sottomissione arriva in un video del dicembre 2023, quando la parte offesa, scossa, chiede cosa deve fare per far terminare questi rapporti. Arriva a piangere, pregandolo di cessare nella sua attività. L’imputato lo afferra per il bavero della giacca e gli dice di spogliarsi. In un video la persona offesa singhiozza e chiede perché. La parte offesa in un video lo prega di non violentarlo. Nell’ultimo video acquisito, l’imputato ricatta la vittima, dicendo che avrebbe fatto vedere i video a tutta Cogne».
La requisitoria
Nelle conclusioni, il magistrato ha ricordato che «queste prove documentali hanno determinato la misura cautelare in carcere per entrambi. La testimonianza della moglie della persona offesa è apparsa genuina. Risulta molto difficile dare qualsiasi giudizio alle dichiarazioni dell’imputato. Potrebbero essere definite fantasiose, ed è come se non fossero state rese. L’imputato si insedia in casa, lo costringe a continui rapporti, ci sono almeno 12 episodi. Non ci sono dubbi sull’elemento oggettivo del reato. In quasi tutti gli episodi ci sono violenza e minaccia. Dal punto di vista soggettivo, tutte le dichiarazioni che rivolge alla persona offesa sono il segnale evidente della volontà di costringere la volontà sessuale, al fine di arrivare al proprio piacere, disinteressandosi della libertà dell’altra persona».
Da lì, la richiesta a 11 anni. «La condotta sia durante la commissione del reato che in sede processuale impongono la non applicazione delle attenuanti generiche», ha concluso D’Ambrosi.
La parte civile ha chiesto che il danno sia liquidato in sede civile e che sia disposta una provvisionale, immediatamente esecutiva, oltre al pagamento delle spese.
Il 4 marzo parlerà l’avvocato Massimiliano Bellini.
(t.p.)
