Petizione contro le reti anti-suicidio al ponte di Introd, Il Mandorlo Fiorito: «Ci sono priorità più importanti della sensibilità estetica»
CRONACA
di Thomas Piccot  
il 06/05/2026

Petizione contro le reti anti-suicidio al ponte di Introd, Il Mandorlo Fiorito: «Ci sono priorità più importanti della sensibilità estetica»

L'associazione risponde dopo la raccolta firme, che ha raggiunto oltre 900 sottoscrizioni su change.org in pochi giorni

«Ci sono priorità più importanti della sensibilità estetica: ci sono persone in profonda crisi, sempre di più si tratta di giovani, addirittura giovanissimi. Persone che si sentono sole con il loro malessere, spesso invisibili, immerse in un dolore assoluto, difficile da affrontare e comunicare. Queste reti parlano a loro, a loro dicono di non rinunciare, di prendersi il tempo necessario per chiedere aiuto». Lo scrive la referente de Il Mandorlo Fiorito, Maria Paola Longo Cantisano in una nota in cui replica alla petizione lanciata da un comitato di cittadini di Introd contro le reti anti-suicidio sul ponte di Introd.

La poszione de Il Mandorlo Fiorito

L’intervento è stato realizzato nelle scorse settimane.

Recentemente, è stata lanciata una petizione su change.org. Al momento, sono oltre 900 le sottoscrizioni raccolte in rete.

«Non voglio soffermarmi sulla supposta mancanza di sensibilità delle persone che stanno raccogliendo le firme per togliere le barriere anti-suicidio appena istallate, dopo tanti anni di attesa, perché, per esperienza diretta, so che non serve affatto – scrive Longo Cantisano -. Alcune “impegnative” frasi, riportate a corollario della petizione sono piuttosto indice di scarsa conoscenza dei fatti, degli studi scientifici e delle leggi relative alla prevenzione del suicidio, nonché di ciò che si sta facendo nella nostra regione da alcuni anni, con l’impegno di tanti, e dei risultati ottenuti».

Di più. «Queste, necessarie, ma comunque provvisorie, saranno sostituite da reti orizzontali, o altra soluzione giudicata tecnicamente valida, a seguito di un progetto finalizzato alla valorizzazione e messa in sicurezza del ponte e aree limitrofe, demandato al comune con finanziamenti regionali».

Gli studi

Il Mandorlo Fiorito cita alcuni studi. «Una notevole letteratura scientifica internazionale, negli ultimi decenni, dimostra con dati certi e inoppugnabili, che gli interventi sui ponti ad alto rischio, realizzati in varie parti del mondo, non solo riducono fortemente o azzerano del tutto i casi di suicidio in quei luoghi, ma hanno un forte impatto sulla percentuale di azioni tentate sul territorio interessato, anche con altri sistemi, agendo come deterrente».

Poi prosegue. «Le barriere sono antiestetiche? Forse, ma rispondono alle prerogative e normative richieste in questi casi. Visivamente ci ricordano che si tratta di un ponte ad alto rischio suicidario e lo viviamo come uno sfregio? Purtroppo non sono le reti il problema, ma ciò che il ponte rappresenta nell’immaginario collettivo, al di là della sua importanza storica o monumentale: da decenni, un luogo di richiamo facilmente accessibile e letale».

«Non servono frasi fatte»

Quindi la conclusione. «Non servono frasi fatte, ipotetiche buone intenzioni, servono azioni, serve impegno, serve consapevolezza, serve che una comunità intera, sappia fare scelte mature, etiche e responsabili, sapendo che ci sono delle priorità per il bene di tutti, anche se ci espongono, anche se sono difficili e a volte anche se sono controverse».

(t.p.)

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