Alla ricerca dell’equilibrio perduto, 2-4 ottobre Festival “Collega-menti”
Roma, 20 mag. (askanews) – Lo stress legato a studio e lavoro, l’ombra del sovraccarico digitale e la costante sensazione di essere “fuori asse” a livello mentale. Quando si chiede ai cittadini cosa li mandi maggiormente in crisi, il 46,6% punta il dito senza esitazione contro lo stress professionale o accademico. Subito dopo, a destabilizzare le giornate, c’è il “digital overload” (27,4%). È il sentiment che emerge da un sondaggio esplorativo, lanciato attraverso i Social dall’Università di Udine, che in pochi giorni ha raccolto le risposte di 625 italiani, dai 18 ai 60 anni. Una fotografia nitida che intercetta un bisogno collettivo profondo e reale: la ricerca di un baricentro in un’epoca di continue sollecitazioni.
L’equilibrio non è uno stato statico, ma il risultato di una conquista quotidiana e faticosa, costantemente messo sotto pressione. Questo non vale solo per l’uomo, ma per tutto ciò che lo circonda: “Sempre più ci rendiamo conto dell’importanza dell’equilibrio per la salute delle persone, delle società, del pianeta”, spiega la giornalista e divulgatrice Barbara Gallavotti, nella sua veste di direttrice scientifica del Festival Collega-menti che si svolgerà a Udine, Gemona, Pordenone e Gorizia dal 2 al 4 ottobre prossimi.
“Lo sanno bene medici e biologi, che puntano i riflettori sull’equilibrio ormonale, su quello tra attività fisica e sedentaria, fra sonno e veglia, nell’alimentazione e in molto altro. Gli ecologi ci dicono che un ecosistema è sano quando le specie che lo abitano sono in equilibrio fra loro, così come devono essere in equilibrio molti fattori perché il pianeta sia accogliente per tutti i viventi che lo abitano. Anche nell’economia, nella convivenza fra i popoli, persino nell’arte è fondamentale trovare i giusti bilanciamenti. Per questo abbiamo pensato di dedicare l’edizione di Collega-menti del 2026 a questo tema. Con l’obiettivo, come sempre, di riflettere insieme su come vorremmo fosse il futuro di tutti noi, a partire da domani”.
Il 57,3% degli intervistati desidera maggiori informazioni e approfondimenti scientifici su corpo, mente e salute. Non è un caso, dunque, che l’area in cui le persone dichiarano di sentirsi più vulnerabili e “fuori equilibrio” sia proprio quella della mente (39,4%), seguita dalle relazioni personali e professionali (25%) e dal benessere del corpo (17,6%). Ma come si risponde a questa sbandata quotidiana? Le ancore di salvataggio preferite sono il contatto con la natura (31,5%) e la riscoperta di relazioni e socialità sane (29,3%).
“Il sondaggio ci dà un’impressione verosimile dei vissuti sociali di equilibrio. Anche perché chi ne legge i risultati ci si ritrova, per così dire. Ci ritrova il suo vissuto percepito”, spiega Eugenio Mazzarella, Professore Emerito di Filosofia Teoretica al’Università di Napoli Federico II. “Quel che emerge è una società dello “stress”, un’istanza performativa sociale ed economica, che ci manda “fuori asse” nel rapporto con noi stessi e nella nostra vita di relazione. La cifra psico-somatica del disagio percepito dagli intervistati, distribuito più o meno in modo equivalente nelle varie fasce di età “attive” nel mondo della formazione e del lavoro, ci restituisce una perdita di equilibrio in termini – per dirla all’antica – di mens sana in corpore sano. E non a caso intuitivamente, ma anche riflessivamente (si desidera sapere di più su come recuperare un rapporto equilibrato con se stessi e il proprio contesto relazionale e sociale), la ricerca di un riequilibrio è affidata a movimento, sport, ritorno alla natura, ad un ambiente (la natura appunto) dove non sono chiamato a performare nulla, a raggiungere obiettivi di prestazione, che non siano quelli che io do a me stesso, ma a “goderne”.
“Ritengo che il tema di quest’anno del Festival Collega-menti tocchi un “nervo scoperto” del nostro tempo: la necessità di un equilibrio, a livello personale, sociale e geopolitico, e insieme l’incapacità non solo di trovarlo, ma anche di pensarlo/immaginarlo” – sottolinea il rettore dell’Università di Udine, Angelo Montanari -. Il Festival, giunto alla sua quarta edizione, è una delle iniziative più rappresentative del nostro ateneo nell’ambito della valorizzazione e della condivisione dei saperi. Come nelle edizioni precedenti, si è scelto un tema interdisciplinare, che si presta a molteplici chiavi di lettura fra loro complementari. Attraverso il Festival vogliamo dare voce alle tante competenze presenti in Ateneo, ma anche ospitare personalità di primo piano del panorama nazionale ed internazionale, con l’ambizione di diventare un luogo originale di riflessione e confronto nel panorama culturale contemporaneo”.
