Consiglio regionale: tiene banco la nota sul limite dei mandati, tra j’accuse e richieste di dimissioni
Il presidente del Consiglio regionale Stefano Aggravi
Politica
di Cinzia Timpano  
il 20/05/2026

Consiglio regionale: tiene banco la nota sul limite dei mandati, tra j’accuse e richieste di dimissioni

Il Consiglio regionale si è aperto con un minuto di silenzio in omaggio ad Angelo Mappelli e Gianclaudio Bressa

Consiglio regionale: tiene banco la nota sul limite dei mandati, tra j’accuse e richieste di dimissioni.

L’omaggio ad Angelo Mappelli – Consigliere regionale dal 1963 al 1983 che fu anche assessore e vice presidente del Consiglio e a Gianclaudio Bressa, parlamentare e sottosegretario agli Affari regionali e componente di parte regionale della Commissione paritetica Valle d’Aosta e un minuto di silenzio, hanno aperto questa mattina i lavori del Consiglio regionale.

Il Consiglio ha a lungo discusso dopo alcune precisazioni in merito alla nota degli uffici del Consiglio regionale sul limite dei mandati di cui all’articolo 3, comma 3, della legge regionale n. 21/2007, in relazione all’elezione del presidente e del vice presidente della Regione.

La precisazione del presidente del Consiglio Aggravi

«Nessun documento dolosamente occultato come da qualcuno evocato – ha precisato il presidente del Consiglio Stefano Aggravi -.

Il documento di cui si è parlato molto in questi giorni era una nota di analisi degli uffici – allegata a un’altra nota del 18 novembre 2024 – che non era finalizzata a esprimere un parere definitivo, ma costituiva la stesura di una prima lettura della disposizione prodromica alla richiesta di un parere terzo “pro veritate” e alla predisposizione del quesito ad un legale/costituzionalista, così come poi avvenuto al momento della richiesta di parere affidata al professor Lupo.

La vicenda ricostruita da Aggravi

Il presidente Aggravi ha ricostruito la vicenda.

«A seguito di una richiesta delle consigliere Chiara Minelli ed Erika Guichardaz avanzata il 25 ottobre 2024 all’allora presidente del Consiglio sull’interpretazione dell’articolo 3, comma 3, della legge regionale 21/2007, gli uffici del Consiglio regionale hanno evidenziato al presidente la necessità di acquisire un parere esterno “pro veritate” da parte di un esperto super partes, considerata la complessità e la delicatezza della questione – ha spiegato Aggravi -.
Nel novembre 2024, dopo un sollecito avanzato al presidente dalle Consigliere, gli uffici – con una nota indirizzata a tutti i componenti dell’Ufficio di Presidenza – ribadivano l’esigenza di ricorrere ad un parere esterno al fine di richiedere se fossero ipotizzabili interpretazioni diverse da quella formulata dagli uffici in una nota di analisi della disposizione, allegata alla nota stessa, dove si limitavano ad un’interpretazione letterale della norma.

L’Ufficio di Presidenza, dopo aver esaminato la questione in più riunioni tra ottobre e novembre 2024, all’unanimità non accoglieva la richiesta degli uffici di avvalersi di un parere esterno e comunicava alle consigliere che non vi fosse titolo a rispondere in quanto si trattava di mere ipotesi – con riferimento ai casi indicati – al momento non ancora verificatesi.

Dopo le elezioni regionali del settembre 2025, prima dell’avvio della nuova legislatura, essendosi concretizzata l’ipotesi, gli uffici hanno nuovamente segnalato la necessità di acquisire un parere “pro veritate” nell’esclusivo interesse dell’istituzione, tenuto conto che sugli atti politici di nomina degli organi consiliari non viene espresso un visto di legittimità dei dirigenti e tenuto conto altresì che il Regolamento interno prevede che siano gli scrutatori a dover dichiarare nulle le designazioni attribuite a persone ineleggibili. Questo anche alla luce dell’esistenza di interpretazioni giuridiche contrastanti e dei possibili rischi di contenzioso.

Nel frattempo erano, infatti, pervenuti due pareri legali di contenuto opposto, richiesti rispettivamente dal Presidente e dal vicepresidente della Regione e da Rete Civica Valle d’Aosta. L’Ufficio di Presidenza ha quindi deliberato, il 10 ottobre 2025, di autorizzare l’acquisizione di un servizio di consulenza legale, poi affidato dalla struttura al professor Nicola Lupo, per chiarire l’interpretazione della norma e le eventuali conseguenze istituzionali derivanti dalla sua applicazione.

Il parere del professor Lupo, consegnato il 22 ottobre 2025, è stato trasmesso all’allora Ufficio di Presidenza e a tutti i 35 Consiglieri regionali dell’attuale legislatura, insieme agli altri due pareri acquisiti, al fine di mettere a disposizione tutti gli elementi utili e gli strumenti per le valutazioni finalizzate all’assunzione della decisione di ordine politico costituente l’elezione del Presidente della Regione» ha detto il presidente Aggravi, concludendo la lunga ricostruzione.

L’intervento di Chiara Minelli

«Considerato che nell’attuale legislatura ci sono componenti della giunta regionale che stanno ricoprendo cariche all’interno della Giunta nella terza legislatura consecutiva – facoltà resa possibile dal momento che in una (o più di una) delle due legislature precedenti la carica in Giunta ha avuto durata inferiore a due anni, sei mesi e un giorno -, secondo l’interpretazione degli uffici del Consiglio regionale i suddetti componenti non potrebbero ricoprire un’ulteriore carica in giunta nella prossima legislatura, in quanto si tratterebbe della quarta legislatura consecutiva» così è iniziato l’intervento della consigliera di Avs Chiara Minelli.

«Le parole che ho letto non compaiono in un documento scritto da Alleanza Verdi e Sinistra che da tempo segue questa vicenda dei limiti di mandato – ha detto Minelli -.
Non sono tratte dalla memoria del professor Andrea Morrone, autore di una lucida analisi della questione e non sono neppure contenute nella Sentenza del Tribunale di Aosta, che ha dichiarato ineleggibile e decaduto il presidente Testolin. Le parole che ho letto, riportate con virgolettato dal quotidiano La Stampa, sono state scritte nel novembre 2024 dalle tre massime dirigenti del Consiglio regionale: la segretaria generale, la dirigente degli Affari legislativi, la dirigente degli Affari generali. Parole chiare, come è chiara la norma regionale esaminata.
Eppure dopo quelle parole non è successo niente, il parere delle dirigenti non è stato tenuto in considerazione, anzi è stato nascosto, chi lo conosceva ha scelto di tacere. Un comportamento inqualificabile.

Di fronte al silenzio del Palazzo, nonostante la nostra insistenza e il sollecito del 18 novembre (notare le date!), dopo la risposta disarmante del Presidente del Consiglio Bertin il 29 novembre, in cui si esprimeva il rifiuto dell’Ufficio di presidenza di affrontare la questione, ritenuta una mera ipotesi da esaminare se e quando si fosse concretizzata, abbiamo deciso come forza politica di acquisire noi un parere autorevole ricorrendo al professor Morrone, ordinario di Diritto costituzionale all’Università di Bologna.

E il 20 febbraio 2025 il professore, pur non essendo a conoscenza del parere interno degli uffici del Consiglio, è arrivato alle stesse conclusioni e cioè che Testolin e Bertschy non avrebbero potuto far parte della Giunta in una quarta legislatura consecutiva.

A quel punto, parlo di inizio 2025, c’erano tutti gli elementi per indurre presidente e vice a fare una scelta: a) accettare il parere degli uffici interni confermato dal parere pro-veritate del costituzionalista, e concludere che non avrebbero più fatto parte della Giunta nella successiva legislatura; oppure b) promuovere una revisione della legge eliminando o modificando il limite dei mandati.

Mancavano ancora sette mesi alle elezioni e c’era tutto il tempo per modificare la norma, se ci fosse stata una maggioranza di consiglieri disposta a votarla. E invece non è stato fatto niente, si è continuato ad ignorare il problema, come se niente fosse.

Neppure si è pensato di contrapporre al parere degli uffici del Consiglio quello di altri uffici, come successo in altre circostanze, o di ricorrere allora a pareri esterni (nessuno definitivo!), come si farà poi più avanti, per continuare imperterriti. Come AVS abbiamo dovuto spendere altri soldi per affermare il rispetto della legalità in Valle d’Aosta.

Oltre che per il parere Morrone, abbiamo avuto spese per un totale di oltre 20.000 euro per ricorrere al Tribunale di Aosta. Ed ora dovremo sborsare cifre simili per resistere all’azione di Testolin presso la Corte d’Appello di Torino. Un impegno economico per noi significativo, ma ben più gravi e ampi sono i danni provocati dal comportamento di Testolin.

Danni diretti, con i costi sostenuti dalla Regione per gli avvocati consultati e chiamati a difendere la posizione del Presidente (35 mila euro), e danni indiretti su tutta l’amministrazione determinati dal trambusto provocato sull’attività amministrativa, dalla situazione di incertezza che si è creata, dalla perdita di credibilità del Consiglio e della Giunta, dal triste spettacolo di un presidente-prefetto che balla fra decadenze e provvisorie resurrezioni, che non rispetta le leggi mentre dovrebbe essere un simbolo di legalità e di trasparenza. Una brutta storia per i vertici del Governo regionale, ma una figura pessima anche del Consiglio e in particolare del suo Ufficio di presidenza della scorsa legislatura che ha a lungo insabbiato tutto.

Non si esce da questa situazione precaria senza le dimissioni di un Presidente che non è più legittimato a guidare l’amministrazione regionale. Da parte nostra continueremo ad affermare che le leggi si devono rispettare anche là dove domina il leone rampante, andremo fino in fondo e ci auguriamo di non essere soli, che ci sia un sussulto ampio contro l’abuso di potere, l’omissione di atti d’ufficio e l’arroganza di chi pensa di essere al di sopra delle leggi» conclude la consigliera Minelli.

Il commento del consigliere Fulvio Centoz

Per il consigliere del PD Fulvio Centoz, «la questione è puramente politica, ribadiamo necessità che in questo momento ci sia qualcuno che debba fare un passo indietro per il bene della Valle d’Aosta e del Consiglio».

Il commento del consigliere Campotaro

«Non è più una vicenda giuridica o politica, siamo di fronte a una vicenda surreale – ha detto il consigliere di Avs Andrea Campotaro chi ci guarda da fuori è senza parole, i valdostani sono disgustati e  da Roma e Bruxelles ci chiedono cosa stia succedendo tra i nostri monti.
Il parere tecnico è stato chiuso in un cassetto per un anno e mezzo, mentre si chiedevano chiarimenti, mentre il Consiglio cercava risposte, veniva detto che non c’era nulla da dire, mentre pubblicamente si diceva che vicenda era ipotetica, negli uffici esisteva una nota protocollata. Siamo davanti a un’omissione di informazione rilevante che indebolisce la credibilità del nostro Consiglio».

Campotaro affonda: «siamo davanti a un delirio comunicativo senza precedente. Mentre noi non abbiamo ancora ricevuto atto protocollato circolano screenshot ricostruiti con AI, situazione grottesca, non è possibile che Consiglio sia ultimo a sapere quello che coinvolge il Consiglio. Nel frattempo, sono stati spesi soldi dei valdostani per tentare di dire il contrario di quello che tre autorevoli dirigenti avevano sostenuto. Tutto surreale e imbarazzante» conclude Campotaro.

Il commento del consigliere Andrea Manfrin

«Noi abbiamo sempre sostenuto che la legge fosse molto chiara e che non ci fosse bisogno di interpretazioni – ha dichiarato il capogruppo della Lega Vallée d’Aoste, Andrea Manfrin -.
Alla richiesta di avere note di interpretazioni di illustri costituzionalisti su di una legge approvata da questo Consiglio, noi abbiamo sempre votato no, in tutte le occasioni, perché ritenevamo inutile spendere i soldi dei cittadini per interpretare una norma già chiara.

Sulla questione delle candidature c’era evidentemente un margine di incertezza: finché qualcosa non si concretizza, resta nel campo delle ipotesi. Per questo, fare casi teorici in anticipo sarebbe stato prematuro. Anche a noi interessa fare chiarezza e stiamo lavorando in questa direzione, ma ribadiamo che non facciamo politica nelle aule dei tribunali».

Le parole del consigliere Simone Perron

Il consigliere della Lega Simone Perron non le manda a dire: «un incarico da 150 mila euro per l’ex sindaco di Aosta Gianni Nuti alle Politiche del lavoro, per il suo farsi da parte, bhè riteniamo che se queste sono azioni future ci auguriamo che facciate di meglio. Qualcuno cade sempre in piedi, onestamente se questa è la continuità che volete dare, per noi potreste fare molto meglio».

Il commento del consigliere Alberto Zucchi

Anche il consigliere di Fratelli d’Italia Alberto Zucchi si interroga sul perchè il parere dei dirigenti non sia stato reso noto.

Zucchi ha parlato di «punti oscuri che stridono quando lei ha ricordato in attesa dell’insediamento della nuova legislatura, il parere del professor Lupo immediatamente trasmesso e un parere pro veritate, ma il parere corretto lo hanno dato le tre dirigenti e questa aula. Com’ è possibile che ai consiglieri tutti non sia stata comunicata la posizione difforme?
All’avvocatura sono stati richiesti gli atti, eppure non è pervenuto l’atto importante delle tre dirigenti Menzio Perrin e Greco. Chi ha preparato il faldone non trasmesso all’avvocatura? Perché non trasmessi, qui entra in campo il suo ufficio, lei era a conoscenza? – ha detto rivolgendosi ad Aggravi -. Chi ha predisposto faldoni?» si è interrogato Zucchi.

Il presidente del Consiglio Stefano Aggravi ha risposto «che la nota sottoscritta dalle dirigenti, non è un parere distaccato dagli altri tre pareri, la nota era funzionale alla richiesta del terzo parere, del professor Lupo, arrivato a ottobre 2025, non trasmesso perché non c’è parere puntuale, passaggio prodromico alla richiesta del terzo parere che non avviene nell’ottobre del 2024, avviene nel 2025».

Le parole del consigliere Massimo Lattanzi

«La storia sta diventando molto seria – ha commentato il consigliere di Fratelli d’Italia Massimo Lattanzi -.
Siamo preoccupati, il tema è prettamente politica, pensiamo realmente che si possa andare così due o tre mesi?
L’Uv ritiene corretta la strategia di andare avanti in attesa della sentenza definitiva in questo modo?
In ogni Consiglio, una giornata di tempo per ricostruire chi ha detto cosa. Non c’era nessun parere prodromico, era un parere punto e basta. Questo ufficio si è comportato in maniera trasparente. Non concordo che quel giudizio sia stato prodromico a un altro parere. L’Uv si assuma la responsabilità» ha concluso Lattanzi.

Il commento della consigliera Clotilde Forcellati

Per la consigliera del PD Federalisti Progressisti VdA Clotilde Forcellati, «siamo di fronte a una brutta pagina della politica valdostana, innanzia a un anno e mezzo di pasticcio. A chi giova tutto questo? Alla Valle d’Aosta? Assolutamente no! Siamo sulle pagine dei quotidiani tutti i giorni, oltre i confini di Pont-Saint-Martin, attenzionati a livello nazionale, non venite a dirmi che è per il bene della comunità, della Valle d’Aosta che stiamo mantenendo queste poltrone, perché non è così! A chi giova? Alla politica? No, politica valdostana sta facendo una figuraccia».
«Sono preoccupata – ha concluso la consigliera Forcellati -. Ho sentito unionisti e unioniste doc essere nauseati da questo atteggiamento. D’ora in poi qualsiasi cosa scritta da un dirigente verrà messa in discussione. È una nota? Nota chiarissima! Se la nota fosse stata di diverso tenore? Sarebbe stata condivisa?»

Le parole del consigliere Eugenio Torrione

Il consigliere di AVS Eugenio Torrione ha parlato «di thriller politico, la poltrona di spade. Tutto questo è tristemente vero. Il potere chiama potere, a livello di voti. Se anche la sentenza sarà ribaltata, non cambia la sostanza di ciò che è successo. Ci sono grandi ombre su questa vicenda nonostante i principi della legge siano chiarissimi».

Secondo Torrione c’è un’opportunità «per uscire dal cul de sac nel quale vi siete infilati; cogliere l’opportunità politica di dimettervi, ricostituire una nuova giunta che governi con serenità e senza spade sulla testa».

Le parole del consigliere Corrado Bellora

Il consigliere della Lega Corrado Bellora ha tirato in ballo il ‘vecchio’ ufficio di presidenza ma ha tenuto a sottolineare «quanto questa legge elettorale sia una schifezza, come tutte le leggi fatte contro qualcuno, come è successo per la legge sulla par condicio contro le tv di Berlusconi e come questa nostra contro Augusto Rollandin» ha precisato l’avvocato aostano.

«C’è stata l’occasione per cambiarla la scorsa legislatura, ma non si è colta. Noi abbiamo presentato una proposta, non c’è tempo per piangere sul latte versato, è davvero ora di guardare avanti».

Le parole del consigliere Marco Carrel

Il consigliere di Pour l’Autonomie Marco Carrel ha rilevato «il nervosismo del peso che porta il presidente del Consiglio Aggravi e che la maggioranza lascia a lei. In quella nota, di prodromico c’è ben poco – ha precisato Carrel –
Perchè quel parere dei dirigenti non è stato consegnato al professor Lupo? Perchè quella posizione non è stata messa agli atti? Abbiamo un problema: quando abbiamo un problema lo mettiamo in biblioteca, lì, e aspettiamo che si risolva miracolosamente e intanto non riusciamo più a gestirlo».

Punge Carrel: «e basta dire che lo facciamo per senso di responsabilità, non regge. Non ditelo più, è una presa in giro, totte à modo cancelliamo per favore, ci facciamo ridere dietro da tutti. Facciamo brutta figura, non possiamo permetterci di governare così, con arroganza e prepotenza. Dobbiamo guardare agli interessi della comunità valdostana e non dei singoli».

Il commento del consigliere Jean-Pierre Guichardaz

«Saranno stati ordini di scuderia oppure un certo imbarazzo, oggi mi aspettavo di trovare una fotocopia del parere, non credo sia un segreto di Stato, ormai è un documento che tutti conoscono, meno i rappresentanti del Consiglio regionale» ha detto il consigliere del PD Federalisti Progressisti VdA Jean-Pierre Guichardaz – cerchiamo almeno di non nasconderci dietro formalità e modalità con le quali avere quel documento».

Guichardaz incalza: «il presidente UV Farcoz parla di responsabilità e fa riferimento a un momento delicato… quale momento? Perchè io mi ricordo quando fu impallinato il collega Lavevaz e non si mise in campo questa ansia di continuità, come se fosse tabù cambiare i vertici della Regione. Non ricordo nulla neppur quando in una legislatura si cambiarono sei presidenti e solo la solida struttura amministrativa di questa Regione riuscì a reggere le follie della politica. Il refrain della continuità deve cessare, non può continuare a favorire questo stillicidio».

La conclusione affidata ad Aurelio Marguerettaz

Ha concluso la mattinata di interventi, il consigliere UV Aurelio Marguerettaz che ha citato la trasmissione radiofonica il ruggito del coniglio, «perchè anche i conigli ruggiscono» ha detto riferendosi a una battuta su ‘lapeun lapeun’ ripresa in modo polemico dal consigliere leghisa Bellora.

«L’interpretazione letterale della legge era abbastanza chiara; all’interno del dibattito dell’Ufficio di Presidenza era stata evidenziata la possibilità di interpretazioni differenti. Al netto di questo, la risposta alle consigliere fu che in quel momento era stato posto un quesito fondato su ipotesi e che, pertanto, non si poteva ancora fornire una risposta. Le valutazioni contenute nei verbali sono comunque evidenti: quando la situazione si è concretizzata, si è proceduto a richiedere un parere supplementare rispetto alle valutazioni già formulate dall’Ufficio di Presidenza. In tutto questo percorso, i componenti dell’Ufficio di Presidenza appartenenti alla Lega hanno avuto un peso determinante» ha concluso Marguerettaz.

(erika david – cinzia timpano)

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