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di admin Administrator  
il 20/05/2026

Maggio, mese consapevolezza salute mentale: serve un cambiamento sistemico

Roma, 20 mag. (askanews) – “La salute mentale non può essere un lusso, né un’emergenza da contenere provvisoriamente. Deve diventare una priorità sociale, ma anche politica ed economica”. Con queste parole Danila De Stefano, psicologa, CEO e Founder di Unobravo, ha commentato i dati del MINDex 2026 – Il Barometro del Benessere Mentale degli Italiani, realizzato da Unobravo in collaborazione con Ipsos Doxa in occasione del mese della Consapevolezza sulla Salute Mentale.

I nuovi dati evidenziano un’Italia a due velocità: se da un lato cresce la consapevolezza – con il 52% degli italiani che ritengono il supporto psicologico uno strumento essenziale per il benessere emotivo e la crescita personale – dall’altro persistono barriere culturali profonde che ancora frenano il 77% della popolazione dal chiedere serenamente supporto psicologico, con una resistenza marcata tra gli uomini, che spesso arrivano in terapia solo quando il malessere è già cronico.

Un punto centrale riguarda la prevenzione precoce. In questo senso, l’appello della CEO e Founder di Unobravo si estende oltre l’ambito clinico, toccando i luoghi dove l’identità si forma, si sviluppa e si esprime: la scuola. La prevenzione, infatti, deve diventare un asset strutturale per evitare che il silenzio emotivo continui a tramandarsi di generazione in generazione, e il MINDex conferma questa tendenza: il 58% degli italiani afferma di non essere stato supportato in ambito scolastico nel riconoscere e gestire le proprie emozioni, con solo l’8% che invece ha un ricordo positivo di insegnanti e dell’istituzione nel suo complesso in questo contesto. “È necessario rendere l’educazione all’affettività e all’emotività un elemento cardine dei programmi scolastici. Dobbiamo permettere ai bambini di dare un nome alle emozioni oggi, per evitare che diventino adulti incapaci di gestire il proprio malessere domani. La scuola deve diventare uno dei principali luoghi di alfabetizzazione emotiva del Paese e primario presidio per il benessere mentale. Continuare a rimandare questa riforma, non fa altro che far uscire dalle scuole migliaia di giovani adulti con meno strumenti emotivi di ciò che potrebbero avere”. Parallelamente, il focus si sposta sul mondo produttivo, dove la psychological safety deve evolvere da beneficio aziendale a diritto garantito.

“Il panorama sta cambiando: se prima eravamo noi a bussare alle porte delle aziende, oggi le realtà più grandi e complesse del Paese indicono gare pubbliche per offrire supporto psicologico e iniziative di prevenzione ai propri dipendenti”, spiega De Stefano. “Questo significa che portare la salute mentale sul luogo di lavoro è passato da essere un servizio accessorio a qualcosa di strategico, richiesto, fondamentale. Tuttavia, il benessere dei lavoratori non può essere affidato esclusivamente alla lungimiranza del singolo amministratore delegato. È bene che la tutela della salute mentale diventi una norma culturale e contrattuale riconosciuta e valorizzata nel mondo del lavoro”. Il cambiamento della cultura psicologica parte dall’alto Per De Stefano, misure promosse dal Governo come il Bonus Psicologo, soprattutto in periodi complessi come la pandemia, sono di fondamentale importanza non solo per il supporto concreto che offrono, ma anche per il loro valore nel generare consapevolezza.

“Sicuramente, il Bonus Psicologo è stata una misura d’impatto che, oltre a supportare un certo numero di persone, ha soprattutto permesso di accrescere la consapevolezza sull’importanza del prendersi cura del proprio benessere mentale. Si tratta di normalizzazione: se il Governo investe in qualcosa del genere, vuol dire che ci crede. Il peso e la voce delle Istituzioni restano fondamentali per rompere lo stigma e i tabù: un loro intervento su questo tema sposta di molto in positivo la percezione dell’intera società. Noi privati possiamo fare tanto, e come Unobravo lo abbiamo dimostrato, ma affinché la salute mentale venga riconosciuta davvero come una priorità collettiva, il sostegno dall’alto è imprescindibile”.

L’appello alle Istituzioni non è solo una questione di benessere individuale, ma di tenuta sociale. De Stefano evidenzia come la mancanza di verbalizzazione delle emozioni sia l’anticamera di fenomeni drammatici come il suicidio, la violenza domestica, i femminicidi e le dipendenze da sostanze. “Non possiamo limitarci ad affrontare solo la punta dell’iceberg, come i femminicidi, la violenza domestica, le dipendenze o i suicidi. Dobbiamo risolvere il problema alla radice, creando reti sociali di supporto e prevenzione che proteggano l’individuo ben prima che fenomeni del genere accadano. Lo Stato deve favorire la creazione di queste reti, supportando il terzo settore, le scuole, la sanità e le comunità locali”.

Il MINDex 2026 si conferma così non solo uno strumento di analisi, ma una vera e propria bussola per orientare le politiche sociali. “Come Unobravo continueremo a sensibilizzare, innovare e collaborare con la politica e le istituzioni per abbattere sempre di più i vincoli burocratici e investire seriamente nella salute mentale, nell’educazione emotiva e nel welfare”. È il momento di decidere che tipo di Paese vogliamo essere: un Paese che ignora il dolore e si concentra solo sui fenomeni drammatici una volta avvenuti, o un Paese che investe nella prevenzione e quindi previene proprio che questi fenomeni avvengano alla radice. In questo contesto, Unobravo si impegna quindi come promotore di un cambiamento sia culturale sia individuale.

[De Stefano (Unobravo): Il privato e il pubblico devono collaborare|PN_20260520_00128|gn00 sp24||20/05/2026 16:59:58|Maggio, mese consapevolezza salute mentale: serve un cambiamento sistemico|Salute|Cronaca, Salute e Benessere]

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