Cnr, Concluse su Gaia Blu le operazioni della campagna “EMSO-SA”
AskaNews
di admin Administrator  
il 21/05/2026

Cnr, Concluse su Gaia Blu le operazioni della campagna “EMSO-SA”

Roma, 21 mag. (askanews) – Si è conclusa la campagna oceanografica EMSO-SA (European Multidisciplinary Seafloor and Water Column Observatory – Southern Adriatic) del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr), svolta a bordo della nave oceanografica Cnr, ‘Gaia Blu’. Partita dal porto di Bari, la missione ha interessato il Mar Adriatico meridionale ed è stata dedicata alla manutenzione dei siti osservativi sommersi, parte di una rete europea per il monitoraggio continuo degli oceani.

A bordo, la nave si trasforma in un vero laboratorio galleggiante. “Sul fondo del mare e lungo tutta la colonna d’acqua operano sensori, trappole di sedimento e boe che raccolgono dati in tempo reale su temperatura, correnti, ossigeno e biodiversità, offrendo una fotografia dinamica e costantemente aggiornata dello stato del mare”, spiega Stefano Miserocchi, dell’Istituto di scienze polari del Cnr (CnrIsp) di Bologna e coordinatore campagna EMSO-SA. “Gli strumenti degli osservatori sottomarini sono stati recuperati, i dati scaricati dalle memorie interne e le batterie sostituite per poi essere controllati e rimessi in acqua, così da funzionare per mesi o anni anche in condizioni estreme”.

“Un ruolo centrale è affidato agli ancoraggi oceanografici” evidenzia Vanessa Cardin, dell’Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale – OGS e coordinatrice della Regional Facilty del sito sud Adriatico che fa parte dell’infrastruttura europea EMSO-ERIC. “Si tratta di piattaforme strumentali ancorate fino a oltre mille metri di profondità, capaci di acquisire in continuo dati fisici e biochimici dell’oceano profondo. Queste infrastrutture operano come vere e proprie ‘sentinelle del mare’, fondamentali per monitorare la variabilità marina e gli effetti dei cambiamenti climatici sugli ecosistemi e sulla circolazione oceanica nel lungo periodo”.

Le attività scientifiche, riferisce una nota, hanno incluso anche calate CTD, sonde multiparametriche in grado di misurare conducibilità, temperatura e profondità, parametri essenziali per la determinazione della salinità. Tali operazioni sono state integrate da campionamenti d’acqua utilizzati sia per la calibrazione dei sensori sugli ancoraggi sia per analisi biogeochimiche dedicate allo studio del sistema carbonatico e ai processi di acidificazione degli oceani.

“Questi interventi permettono di verificare la condizione e la stabilità dell’infrastruttura dopo lunghi periodi in mare e garantire, così, la qualità delle misure raccolte, contribuendo alla costruzione di serie storiche sempre più accurate e affidabili”, aggiunge Vanessa Cardin. Particolarmente rilevante per il territorio pugliese è il canyon di Bari, situato a 22 miglia nautiche dalla costa: una profonda valle sottomarina che svolge un ruolo chiave nella circolazione dell’Adriatico meridionale. “In quest’area si registrano correnti di fondo molto intense, che convogliano verso il mare profondo le acque dense provenienti dal Nord Adriatico, trasportando ossigeno, CO2, sedimenti e anche inquinanti”, sottolinea Miserocchi.

“Questo sistema naturale, paragonabile a un ‘nastro trasportatore’, contribuisce alla ventilazione delle acque profonde e rende l’area un osservatorio privilegiato per studiare l’evoluzione del clima e le sue conseguenze sugli ecosistemi marini”. Missioni di questo tipo sono fondamentali per comprendere le trasformazioni in atto nel Mediterraneo, monitorare lo stato di salute degli ecosistemi e individuare possibili rischi naturali, fornendo dati essenziali per lo studio dell’evoluzione dell’ambiente marino.

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