Matrimoni italiani: sì al wedding planner e al ricevimento all’aperto, ma meglio se intimo
Roma, 21 mag. – Il matrimonio degli italiani? Intimo, curato in ogni dettaglio e rigorosamente seduti a tavola, meglio se in agriturismo. È questo l’identikit che emerge dall’analisi delle richieste raccolte negli ultimi dodici mesi su ProntoPro, marketplace di riferimento in Italia per i servizi professionali. Le coppie di oggi ridefiniscono così il giorno del grande sì, preferendo la vicinanza degli affetti più cari ai grandi numeri e orientandosi verso scelte che privilegiano la spontaneità degli spazi aperti, l’eleganza della tradizione culinaria e una cura minuziosa per il benessere degli ospiti, dai più grandi ai più piccoli.
Gli invitati? Meno è meglio: il 48% delle coppie coinvolge meno di 50 ospiti
Nel 2026, il matrimonio italiano si fa più raccolto, segnalando una tendenza verso celebrazioni dove la qualità della condivisione conta più della quantità degli ospiti. Secondo i dati ProntoPro.it, gli italiani sono infatti sempre più orientati verso una cerimonia di dimensioni contenute: al primo posto ci sono i matrimoni con massimo 50 ospiti (27%), seguiti da celebrazioni con 30 invitati o meno (21%), una fascia che sale al secondo posto rispetto ai dodici mesi precedenti, superando quella degli 80 invitati (20%), che perde un punto percentuale scendendo al terzo. Stabili al quarto posto le cerimonie con 100 invitati (18%).
Si riduce contestualmente anche la presenza dei bambini: quasi una coppia di sposi su due (47%) ospita infatti 10 bambini o meno tra gli invitati, mentre calano di due punti percentuali le cerimonie con 30 o più bimbi (4,5% delle richieste). Si abbassa anche l’età media dei piccoli ospiti: la fascia under 5 cresce dal 27% al 36%, mentre quella tra i 6 e gli 8 anni perde quasi dieci punti percentuali, pur rimanendo la più popolare con il 57% delle richieste. Per quanto riguarda l’intrattenimento**, i giochi di gruppo si confermano l’attività più richiesta (27%), mentre il truccabimbi, pur restando una delle attività più diffuse (18%), registra una lieve flessione rispetto all’anno precedente; seguono, in crescita, gli spettacoli di bolle di sapone (15%) e quelli di magia (13%). Un segnale di come gli sposi tendano sempre più a privilegiare attività collettive e condivise rispetto a intrattenimenti più individuali.
Il ricevimento tra natura e ritorno alla tradizione: il 62% cerca la qualità senza eccessi
Con la riduzione del numero degli ospiti, muta il rapporto con il wedding planner: il servizio completo, pur restando la scelta principale con il 74,5% delle preferenze, perde tre punti percentuali rispetto ai dodici mesi precedenti, mentre ne guadagna due il semplice coordinamento delle attività (13%); gli sposi vogliono un professionista, ma con un ruolo più di supporto che di delega totale.
La scelta della location, invece, racconta un’Italia che guarda sempre di più alla natura e agli spazi aperti, che diventano scenografia del giorno più importante. Nel 2026, al primo posto salgono infatti ristoranti e agriturismi (26%), scalzando la villa, che scende al secondo con il 25,5%, mentre giardini e parchi guadagnano due punti percentuali, pur rimanendo al terzo posto con il 22%; cala di un punto anche la sala ricevimenti (18%).
Sul fronte catering, si cerca invece qualità senza eccessi: la classifica rispetto ai dodici mesi precedenti non cambia, con stabile al primo posto la fascia di prezzo media (€€), che guadagna due punti percentuali arrivando al 62% delle preferenze, mentre perdono terreno sia la soluzione essenziale (€), che scende al 20% pur confermando il secondo posto, che quella premium (€€€), al terzo con il 16%. Di conseguenza, cambia anche il modo in cui viene servito il menù: oggi il protagonista è il servizio al tavolo (29%), che guadagna quattro punti percentuali ottenendo il primo posto e scalzando il setting a isole, che nel 2026 si attesta al secondo con il 27%. Un ritorno all’eleganza classica e alla convivialità più tradizionale, a scapito di formule più informali come il buffet (23%) e di soluzioni catering più essenziali, basate sulla sola consegna del cibo in location (9%), entrambe in calo di un punto percentuale.
La crescita dei servizi è guidata dal catering e dalla fotografia, gennaio è il mese del sì ai fornitori
Negli ultimi dodici mesi, i servizi legati al matrimonio hanno registrato una crescita del 15% su ProntoPro, con il catering a fare da traino con un incremento del +56%: un dato che riflette quanto la dimensione conviviale e gastronomica sia diventata centrale nella progettazione del giorno più importante. Seguono il violinista per matrimonio (+25%), il fotografo (+21%), il video matrimonio (+19%) e l’allestimento (+18%), a conferma di come la cura dell’atmosfera e la qualità dei ricordi siano priorità sempre più sentite dagli sposi. Completano la Top 10 musica e DJ (+13%), wedding planner (+12%), trucco matrimonio (+10%), noleggio auto (+10%) e animazione bambini (+9,5%).
A guidare invece la classifica dei servizi più richiesti in assoluto è il fotografo per matrimoni, che da solo raccoglie il 17% delle richieste totali, seguito da musica e DJ (14%) e da catering e location (12,5% ciascuno). Completano la Top 10 trucco matrimonio (10%), wedding planner (7%), animazione bambini (6,5%), fiorista (5,5%), parrucchiere (3%) e animazione adulti (3%).
Se la stagione tradizionale dei matrimoni va da giugno a settembre, gennaio è il mese del sì ai fornitori: ben quattro dei servizi fondamentali (fotografo, fiorista, trucco sposa e musica/DJ) registrano il loro picco di richieste nel primo mese dell’anno, quando le coppie iniziano a costruire la squadra di professionisti che darà forma al loro giorno speciale.
Matrimoni d’Italia: tanti ospiti al Sud, più cerimonie civili al Nord
Il numero di invitati al matrimonio cambia sensibilmente a seconda della provincia, restituendo un’Italia divisa tra la sobrietà del Nord e la tradizione conviviale del Sud.
A Torino, a scegliere una lista di 50 invitati è il 45% degli sposi, la quota più alta tra tutte le province analizzate, ma è Milano che si distingue come la capitale delle nozze in piccolo: il 40% delle coppie milanesi opta per 30 ospiti o meno, un dato che è quasi il doppio rispetto alla media nazionale (21%) e il più alto in assoluto per questa fascia. Roma mostra una una distribuzione più equilibrata, pur evidenziando una preferenza per i matrimoni con 100 invitati (17%). Al Sud, la musica cambia. Napoli è l’unica provincia in cui la fascia degli 80 invitati supera quella dei 50, con il 23,5% delle richieste: un segnale di come la tradizione del grande matrimonio resista con forza. Firenze, infine, presenta un profilo doppio: da un lato si allinea alla preferenza nazionale per i 50 invitati (36%), dall’altro è l’unica in cui la fascia dei 150 ospiti o più raggiunge il 14%, lasciando aperta la porta alle grandi celebrazioni.
Sul fronte del luogo della cerimonia, il quadro nazionale vede ancora una larga quota di indecisi o in cerca di soluzioni alternative (42%), seguita dal rito religioso (38%) e da quello civile (21%). Ma anche qui le province raccontano vocazioni diverse. Napoli è la capitale del matrimonio in chiesa: il 65% degli sposi napoletani sceglie una cerimonia religiosa, una percentuale che quasi doppia la media nazionale e che non ha eguali tra le province analizzate. Torino, al contrario, è la città più laica: il 30% opta per il rito civile, la quota più alta tra tutte le realtà considerate. Milano, Firenze e Roma guidano invece la classifica degli indecisi, rispettivamente con il 54%, il 50% e il 45%.
