Giovedì 25 giugno 250 anni di pianoforte per “Classica al Tramonto”
Roma, 23 giu. (askanews) – Continua giovedì 25 giugno nella maravigliosa cornice dell’Orto Botanico “Classica al Tramonto”, la rassegna estiva dell’Istituzione Universitaria dei Concerti (Iuc), con un doppio concerto interamente dedicato al pianoforte: alle 20,30 il pianista Alessandro Simoni con un programma che propone un percorso, fra Bach, Chopin, Beethoven, Skrjabin e Kurbatov che attraversa la letteratura pianistica dal primo ‘700 all’inizio del XXI secolo, mettendo in relazione forme, linguaggi e sensibilità differenti, dalla rigorosa architettura barocca fino alle sonorità contemporanee.
Il Preludio e Fuga BWV 854 dal Clavicembalo ben temperato II di Bach si fonda su un impianto contrappuntistico in cui la chiarezza della disposizione delle voci convive con una significativa densità imitativa. La Sonata Op. 10 n. 3 di Beethoven si colloca in una fase di ridefinizione della forma-sonata dove, accanto alla chiarezza strutturale dei movimenti estremi, il Largo e mesto introduce un livello di intensificazione espressiva. Nella produzione pianistica di Chopin, la Mazurka Op. 24 n. 1 rielabora infatti i tratti ritmico-metrici della danza polacca. Con la Sonata op. 30 n. 4, Skrjabin porta a esito la crisi della sintassi tonale funzionale: la forma unitaria e continua dissolve la segmentazione in movimenti, l’organizzazione armonica privilegia campi sonori e tensioni intervallari. Infine il brano “Lost in Darkness” op. 34 di Kurbatov si inserisce in una prospettiva contemporanea in cui il pianoforte è concepito come spazio di esplorazione timbrica e la scrittura privilegia parametri come densità, registro e articolazione, rispetto allo sviluppo tematico in senso tradizionale.
Alle ore 21.30 il secondo concerto, che vedrà il debutto alla IUC del pianista austriaco Martin Noebauer con il recital “Beethoven: Sturm” che propone tre celeberrimi pezzi di repertorio, la Sonata Op. 27 No. 2 “Chiaro di luna”, la Sonata n. 17 in re minore, Op. 31 n. 2 “La tempesta”, la Sonata Op. 57 “Appassionata”.
Sebbene nessuno di questi titoli sia stato dato dal compositore, “Al chiaro di luna”, “Tempesta” e “Appassionata” hanno probabilmente contribuito alla straordinaria popolarità di questi capolavori. Beethoven è radicato nel classicismo, ma la sua musica appare spesso, per certi aspetti, perfino più “romantica” di quella successiva. È difficile infatti trovare pagine che esprimano con altrettanta immediatezza e intensità un’ampia gamma di emozioni, inclusi il senso di tragedia e il destino con cui questo gigante della musica dovette confrontarsi. Solo cinque anni dopo il primo gruppo delle 32 sonate, dedicato a Haydn, Beethoven scrive opere dal carattere quasi fantastico, lontane dalla pura forma classica. La “Sonata quasi una fantasia” (titolo autentico della celebre “Al chiaro di luna”), potrebbe valere per tutte e tre le sonate in programma con i loro slanci emotivi, bruschi mutamenti e ricche sfumature sonore.
