Hervé Barmasse chiude l’Endurance-Italia, la traversata della penisola resa ancora più estrema dal caldo anomalo
Hervé Barmasse - Endurance-Italia
Alpinismo, Ambiente
di Erika David  
il 08/07/2026

Hervé Barmasse chiude l’Endurance-Italia, la traversata della penisola resa ancora più estrema dal caldo anomalo

Partito da Cala Gonone il 4 giugno e arrivato a Trieste il 3 luglio, l'alpinista valdostano ha scalato in un mese la vetta più alta di ogni regione d'Italia spostandosi a piedi e in bicicletta

Hervé Barmasse ha vinto la sua nuova sfida personale chiudendo l’Endurance-Italia, la traversata della penisola salendo le vette più alte di ogni regione.

In un mese esatto l’alpinista, e guida alpina di Valtournenche ha percorso lo Stivale in lungo e in largo spostandosi in bicicletta di regione in regione per scalarne le cime più alte e significative.

A rendere ancora più estrema l’avventura di Barmasse il caldo anomalo.

Endurance-Italia, la sfida di Barmasse

Oltre 4.250 chilometri macinati in bicicletta, che salgono a 5.000 contando anche le miglia nautiche in barca a vela per collegare le isole alla terraferma, più di 81.000 metri di dislivello positivo, mantenendo una media di 137 chilometri al giorno, in un mese.

Sono i numeri dell’Endurance-Italia, la sfida pensata, studiata e completata da Hervé Barmasse.

Una performance sportiva che ha unito alpinismo, ciclismo all’esplorazione del territorio,  seguendo un unico principio: muoversi esclusivamente con la propria forza.

«Di per sé, sulla carta, prima di partire, sapevo che il percorso era molto duro e che il mio fisico sarebbe andato incontro a una fatica mai sperimentata prima» dice Barmasse.

«Poi, il caldo ha reso questo mio viaggio molto più difficile di come lo avevo immaginato. Ho ridotto i chilometri studiando percorsi alternativi, ma i metri di dislivello sono rimasti quasi gli stessi di quelli disegnati sulla carta. Soprattutto in bici le temperature erano insopportabili, inoltre, in montagna, tutto era più instabile ed estremamente delicato. Il rigelo della neve era sopra quota 4.500 metri e i temporali sono stati particolarmente insidiosi nel tratto alpino».

«Per raggiungere la vetta di alcune di queste montagne prima dei temporali cercavo di muovermi più velocemente e in orari non consueti. Era l’unica soluzione. Ma c’è stata anche una nota positiva, queste condizioni mi hanno regalato la possibilità di esser solo su alcune delle più belle montagne delle Alpi come Monte Bianco, Punta Nordend, Pizzo Bernina e Ortles che d’estate sono montagne particolarmente affollate» spiega l’alpinista.

Cala Gonone-Trieste il giro d’Italia di Barmasse

Punta La Marmora, Etna, Gran Sasso d’Italia, Monte Vettore, Cima del Redentore, Monte Cimone, Monte Prado e poi ancora Monte Rosa, Monte Bianco, Pizzo Bernina, Ortles, Marmolada e Monte Coglians sono alcune delle perle inanellate nella lunga collana dall’alpinista valdostano.

Partito il 4 giugno da Cala Gonone, in Sardegna, salendo la Punta La Marmora, Barmasse ha terminato la sua impresa venerdì 3 luglio salendo il Monte Coglians, in Friuli Venezia Giulia, e poi raggiungendo Trieste.

L’affetto dei fan trasformato in carburante per l’impresa

Tanto gli appassionati, i fan, i semplici curiosi che hanno incoraggiato l’alpinista lungo il percorso.

«Arrivare in vetta a queste montagne e incontrare l’abbraccio di così tanta gente con striscioni, bandiere, dolci e a volte anche una birra, ha reso la mia fatica una gioia» racconta.

«E poi, le persone che attendevano il mio arrivo quando pedalavo, prima del cambio scarpe per salire le montagne, con dei doni o un incoraggiamento, mi davano la forza di andare avanti anche quando il mio fisico, stanco, mi suggeriva di fermarmi».

«È anche grazie a loro se sono riuscito a muovermi per un mese senza un solo giorno di riposo. Ho ricevuto affetto e l’affetto l’ho trasformato in energia. A tutti coloro che c’erano o a chi mi ha scritto messaggi di incoraggiamento, va un enorme grazie».

(e.d.)

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