Al nord prezzi Cun grano dureo sotto costi: semine a rischio
Roma, 17 lug. (askanews) – Nell’area metropolitana di Bologna il grano duro occupa storicamente tra i 17.000 e i 20.000 ettari, su una superficie cerealicola complessiva di circa 54.000 ettari. Un patrimonio produttivo strategico per la filiera regionale e nazionale della pasta che le attuali condizioni di mercato rischiano però di ridimensionare.
Le quotazioni del frumento duro prodotto nel Nord Italia restano infatti inferiori ai 300 euro alla tonnellata e, secondo le imprese agricole, non consentono di coprire integralmente i costi sostenuti. Per molte aziende programmare le prossime semine significa quindi accettare il rischio di lavorare nuovamente in perdita.
È il grido d’allarme lanciato da Confagricoltura Bologna alla luce dell’ultimo listino della Commissione unica nazionale del grano duro, che colloca i prezzi indicativi del prodotto del Nord Italia tra 245 e 295 euro alla tonnellata, a seconda delle caratteristiche qualitative.
“Parliamo di una coltura che nel Bolognese interessa fino a 20.000 ettari e alimenta una filiera fondamentale per l’economia regionale e per il Made in Italy agroalimentare – spiega in una nota Davide Venturi, presidente di Confagricoltura Bologna – Ma nessuna impresa può continuare a produrre a lungo senza una prospettiva di reddito. Se le quotazioni non permettono di coprire i costi, la conseguenza sarà inevitabile: meno semine, meno produzione italiana e una crescente dipendenza dalle importazioni”.
Il rischio concreto, secondo l’organizzazione agricola, è una progressiva riduzione delle superfici coltivate, con ripercussioni sulla continuità delle imprese, sulla vitalità delle aree rurali e sulla capacità di approvvigionamento della filiera nazionale.
“La sovranità alimentare non può restare uno slogan – prosegue Venturi – Servono accordi di filiera più equilibrati, capaci di distribuire correttamente il valore tra tutti gli operatori, strumenti che premino la qualità del prodotto italiano e condizioni economiche che permettano agli agricoltori di rimanere sul mercato. Senza redditività non può esserci futuro né per le imprese agricole né per il territorio”. (Segue)
