Germania, dallo Schluchsee al ponte sospeso nella Foresta Nera
Milano, 25 set. (askanews) – Il lago compare appena si scende dal treno. Dalla stazione di Schluchsee il sentiero prende la riva, quasi sempre in piano, tra piccoli approdi e abeti che arrivano all’acqua. A circa 930 metri di quota, è una meta adatta a chi cammina o pedala, anche con bambini: si può seguire il lago per un’ora oppure dedicargli l’intera giornata. Da qui l’itinerario proseguirà verso Todtnau, 26 chilometri più a ovest, fino a una passerella sospesa sopra la cascata.
Lo Schluchsee sembra una presenza naturale e immutabile. Si formò circa diecimila anni fa, durante l’ultima glaciazione, ma la distesa d’acqua che si vede oggi è il risultato della diga costruita tra il 1929 e il 1932. Il livello si alzò di una trentina di metri e il lago raggiunse i sette chilometri e mezzo di lunghezza. Quando è pieno copre 514 ettari e alimenta un sistema di centrali idroelettriche collegate anche al Reno. La società che lo gestisce lo definisce il più grande “accumulatore” della Germania. Dalla riva, questa funzione industriale quasi scompare.
Il giro completo misura quasi 19 chilometri. Passa per brevi tratti di spiaggia, per il punto panoramico di Amalienruhe e per la diga, dove il paesaggio mostra apertamente il suo lato costruito. L’intera riva è pubblica. La nostra guida sottolinea orgogliosamente la differenza con il vicino Titisee, dove alcuni alberghi hanno spiagge private e chi cammina deve aggirarle. Chi non vuole affrontare tutto l’anello può fermarsi ad Aha o a Seebrugg e tornare in treno. È uno dei vantaggi di questa parte della Foresta Nera: anche un’escursione può essere accorciata senza riprendere l’auto.
Lungo il cammino il turismo si distribuisce e perde densità. Ci sono bagnanti, ciclisti e piccole imbarcazioni, poi lunghi tratti in cui il bosco torna vicino all’acqua. Il lago è una meta di vacanza e, nello stesso tempo, un’infrastruttura energetica. La convivenza si legge soprattutto sulla diga: fa parte dell’itinerario, senza fingere di essere altro.
Anche le stagioni stanno cambiando. Secondo la guida, originaria della zona, cinquant’anni fa l’inverno cominciava a novembre e poteva durare fino a marzo o aprile; oggi si concentra spesso tra dicembre e marzo, con meno neve. Nell’estate del 2026 le temperature hanno raggiunto i 30 gradi e la scarsità di pioggia ha rallentato la crescita della vegetazione. Le notti rimangono fresche: per chi arriva dall’Italia, osserva, è uno dei richiami della zona.
Ventisei chilometri più a ovest, sopra Todtnau, il rapporto tra paesaggio e intervento umano cambia di colpo. La spettacolare Blackforestline, inaugurata nel maggio 2023, attraversa la valle sopra la cascata di Todtnau, chiamata anche Hangloch. Dal cammino quasi orizzontale lungo il lago si passa a una passerella di 450 metri sospesa fino a 120 metri dal suolo.
Il ponte è largo un metro e venti. Il piano di calpestio è una griglia metallica, quindi il bosco si vede anche sotto le scarpe. I cavi portanti hanno un diametro di 76 millimetri; l’intera struttura può sostenere fino a mille persone. I numeri spiegano l’opera, mentre il movimento arriva al primo passo. La passerella oscilla, come deve, e obbliga a trovare un’andatura diversa.
Qui il paesaggio diventa spettacolo organizzato: ingresso, tornelli, centro visitatori. La cascata continua però a sottrarsi alla visione frontale. Compare tra gli alberi e sotto la griglia, molto più in basso. Il ponte permette di attraversarla dall’alto, in una posizione che prima apparteneva soltanto allo sguardo. E a chi non soffre di vertigini.
Schluchsee e Todtnau raccontano così due modi di entrare nella Foresta Nera meridionale. Sul lago il visitatore si muove lungo quasi 19 chilometri di riva e le decine di itinerari trekking; sulla Blackforestline si concentra in 450 metri. Nel mezzo del ponte c’è chi guarda soltanto avanti e chi cerca la cascata attraverso la griglia. Il viaggio cambia unità di misura: sul lago si contavano i chilometri, sopra Todtnau i metri che separano le scarpe dal bosco, lì sotto.
TMBW, Foto: Achim Mende
