Ente risi: inaccettabile import a dazio zero da Cambogia e Myanmar
Roma, 28 ott. (askanews) – “I dati certificati dalle Nazioni Unite non lasciano spazio a interpretazioni o temporeggiamenti: in Myanmar e Cambogia non siamo di fronte a semplici criticità di transizione, ma a violazioni sistematiche della dignità umana, a lavoro minorile, espropri violenti e devastazione ambientale usata come arma economica. È intollerabile che l’Unione europea consenta l’ingresso a dazio zero di centinaia di migliaia di tonnellate di riso da teatri di guerra e repressione, continuando a garantire vantaggi commerciali pensati per la cooperazione a regimi che finanziano il terrore e la violenza”. Così la presidente dell’Ente Nazionale Risi, Natalia Bobba dopo la pubblicazione di due rapporti delle Nazioni Unite nell’agosto 2026, relativi a Cambogia e Myanmar: Paesi che continuano a godere del regime tariffario agevolato EBA (Everything But Arms), la corsia preferenziale creata dall’UE per sostenere i Paesi Meno Avanzati, ma vincolata – sulla carta – al rispetto delle convenzioni ONU e OIL.
“Ai nostri risicoltori Bruxelles impone le regole più severe del pianeta in materia di sostenibilità, benessere dei lavoratori e restrizioni sui fitofarmaci. Poi, però, apre le porte al dumping sociale ed ecologico di nazioni che azzerano i costi di produzione sfruttando bambini e danneggiando l’ambiente. Questo non è libero commercio: è concorrenza sleale legalizzata sulle spalle delle vittime e delle nostre imprese”.
L’Ente Nazionale Risi chiede un intervento immediato delle Istituzioni europee: “la clausola di salvaguardia automatica con le sue soglie attuali è un’arma spuntata che scatta solo a disastro già avvenuto – incalza Natalia Bobba – Chiediamo che la Commissione attivi immediatamente la revoca delle preferenze tariffarie EBA per Myanmar e Cambogia, come espressamente previsto dai regolamenti comunitari di fronte a violazioni gravi e acclarate dei diritti dell’uomo. Non possiamo permettere che il riso consumato sulle tavole europee sia macchiato da una simile catastrofe umanitaria così come non possiamo permettere che il lavoro dei nostri risicoltori sia minato da un sistema tariffario che va a vantaggio di economie che operano nel più totale disprezzo dei diritti umani”.
