Caso BCCV: chiesto il rinvio a giudizio dell’assessore Perron
CRONACA
di news il
27/01/2017

Caso BCCV: chiesto il rinvio a giudizio dell’assessore Perron

La Procura della Repubblica di Aosta ha formalmente chiesto questa mattina il rinvio a giudizio dell’assessore regionale Ego Perron, del presidente della Banca di credito cooperativo valdostana, Marco Linty, e dell’allora presidente della società controllata Bâtiments Valdôtains Srl, Martino Cossard, in riferimento all’inchiesta aperta sull’operazione – poi sfumata – di trasferimento della filiale di Fénis della BCCV dalla sede di proprietà ai locali in affitto del bar ristorante Lo Bistrot riconducibili proprio a Perron.Tutti e tre risultano indagati per il reato di induzione indebita a dare o promettere utilità, se è vero che – secondo quanto ricostruito nell’inchiesta del Reparto operativo dei carabinieri di Aosta, sulla base di intercettazioni telefoniche e dell’imponente documentazione acquisita nel settembre 2015 – l’assessore regionale Ego Perron, abusando della sua carica politico-istituzionale, si sarebbe prodigato affinché sia il presidente della BCCV, Marco Linty, sia Martino Cossard fossero rieletti all’interno del consiglio di amministrazione della Banca, la cui assemblea elettiva dei soci si tenne il 19 aprile 2015.Perron avrebbe promesso loro l’appoggio in sede di votazione – attraverso una sua intercessione presso la maggioranza dei soci – in cambio della decisione della BCCV di stipulare un contratto di locazione per il bar ristorante Lo Bistrot, da riconvertire in filiale bancaria al posto della sede di proprietà di località Chez Sapin.L’operazione – contro la quale si scagliarono un centinaio di soci correntisti, con tanto di raccolta firme che infiammò di fatto la campagna elettorale utile al rinnovo del cda – non andò però a buon fine a causa di un vincolo tuttora presente nel Piano regolatore generale comunale di Fénis, che l’allora amministrazione del sindaco Giusto Perron non modificò.Dopo la chiusura delle indagini, nel frattempo, le difese dei tre indagati – come anticipato da Gazzetta Matin sul numero del 19 dicembre 2016 – hanno chiesto l’acquisizione di alcune intercettazioni telefoniche realizzate nell’ambito di un «fascicolo interconnesso» avviato dalla Direzione distrettuale antimafia di Torino.A riguardo di quest’ultima inchiesta, non è stato al momento diffuso alcun dettaglio, né in riferimento ai nomi degli eventuali indagati né in merito alle ipotesi di reato contestate.

AGGIORNAMENTO

Il 14 gennaio 2021, tutti gli imputati sono stati assolti dalla Cassazione.

(pa.ba)

 

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