Consiglio Valle: parlare franco-provenzale in aula? Una commissione lo deciderà
Diego Lucianaz
Politica
di Danila Chenal  
il 22/03/2023

Consiglio Valle: parlare franco-provenzale in aula? Una commissione lo deciderà

Diego Lucianaz (Lega) accetta a denti stretti ma ribadisce il pieno diritto del patois a essere utilizzato in aula

Consiglio Valle: parlare franco-provenzale in aula? Una commissione lo deciderà

Il franco-provenzale ha il pieno diritto di entrare in aula consiliare. Lo pensa il consigliere della Lega Diego Lucianaz. Con questo obiettivo ha presentato una mozione che «impegna il Presidente dell’Assemblea Regionale a modificare, quanto prima, il Regolamento del Consiglio al fine di consentire l’uso della millenaria lingua valdostana anche nelle sedute pubbliche dell’Assemblea Regionale». Resta inteso che, se richiesto da uno dei 35 consiglieri, l’intervento in lingua franco-provenzale sarà immediatamente seguito dalla traduzione integrale in francese o in italiano.

Il compromesso

Chiede tempo il presidente del Consiglio Alberto Bertin: «L’obiettivo è interessante e condivisibile ma bisogna prendere in considerazione i complessi aspetti giuridici. Lo Statuto non fa accenno al franco-provenzale mentre compare in una legge del 1999. Non bisogna tralasciare gli aspetti pratici. Sottoponiamo il quesito alla Commissione regolamento».

Accetta a denti stretti Lucianaz ma «rasentiamo il ridicolo».

Il dibattito

Per Paolo Crétier, capogruppo Fp-Pcp: «Il franco-provenzale è utilizzato da poco di più di 800 anni. La difficoltà è capire i patois che hanno differenze da paese a paese. Noi siamo per il bilinguismo».

Anche per Chiara Minelli (Pcp) «le sfumature del patois sono tante ma se è possibile per noi avere una traduzione immediata non altrettanto sarà possibile per chi segue i lavori. Una traduzione simultanea non è fattibile oggi».

Il capogruppo della Lega Andrea Manfrin richiama l’esperienza vissuta in Consiglio comunale di Aosta dove è consentito fare un intervento in franco-provenzale. Spiega: «In municipio alla fine dell’intervento in patois si deve dare una traduzione in italiano o in francese. Mi pare una via perseguibile che mette tutti d’accordo».

Per l’assessore Luciano Caveri «spetta al Cosiglio regionale decidere l’utilizzo del franco-provenzale. La soluzione di fare un approfondimento giuridico, proposta dal presidente del Consiglio, credo sia interessante. Credo che sia superata l’era ‘arpitanista’. In parecchi comuni il patois è già sato introdotto».

Mauro Baccega Forza Italia parla «di oggettivi problemi organizzativi per comunicare quanto avviene in aula. Un riassunto finale allungherebbe di fatto i tempi consiliari. Che commissione sia ma traduzioni simultanee sono oggettivamente difficili».

(da.ch.)

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