Chambre: meno imprese, ma tante nuove aperture, cambia il tessuto economico rossonero
I dati relativi al primo trimestre 2026 mostrano un rallentamento delle chiusure e l'inizio di tante nuove attività imprenditoriali; soffrono sempre commercio e agricoltura, ne giovano i servizi turistici
Meno imprese, ma tante nuove aperture e un cambiamento di paradigma, con una ricollocazione delle forze imprenditoriali, tradotto in trasformazione del tessuto economico.
Sono i principali dati emersi dall’analisi del registro delle imprese della Chambre Valdôtaine relativo al primo trimestre 2026.
Imprese: cala il numero, ma a ritmo dimezzato
Secondo i dati della Chambre, al 31 marzo le imprese registrate in Valle d’Aosta sono 11.944, con un saldo negativo di -13 unità, frutto di 228 iscrizioni e 241 cessazioni (-12 lo stock rispetto a fine 2025).
Il tasso di crescita trimestrale si attesta al -0,11%.
Il dato di contrazione cambia significato se si contestualizza con gli ultimi mesi.
Rispetto allo stesso periodo del 2025, infatti, il saldo negativo si dimezza (era -26), mentre cresce il numero delle nuove aperture (+26 imprese).
Come sempre, il primo trimestre sconta la fisiologica concentrazione delle chiusure di fine anno, ma evidenzia una rinnovata voglia di fare impresa.
Rispetto a fine 2025, infatti, si assiste a una sostanziale stabilità.
A fine 2025, lo stock era pari a 11.956 imprese.
La flessione di sole 12 imprese indica che, una volta completata la fase straordinaria di cancellazioni d’ufficio dello scorso anno, il sistema economico rossonero sta trovando un nuovo equilibrio.
Imprese: il dato nazionale
A livello nazionale, il primo trimestre 2026 si chiude con un saldo positivo di +690 imprese e un tasso di crescita dello 0,01%.
Nel Nord-Ovest, il saldo resta negativo (-0,05%).
Qui, la Valle d’Aosta, con il suo -0,11%, mostra una dinamica migliore rispetto a Piemonte (-0,30%) e Liguria (-0,15%), pur restando al di sotto della Lombardia (+0,08%).
Imprese: i settori
Per quanto riguarda i settori, i dati restituiscono la trasformazione dell’economia, sempre più orientata verso il turismo e i servizi avanzati.
Il commercio si conferma il comparto più in difficoltà, con 15 nuove iscrizioni a fronte di 42 cessazioni (-27 imprese).
Anche l’agricoltura registra un saldo negativo (-19), evidenziando le difficoltà dei settori più tradizionali.
Diversa la dinamica dei servizi.
Il turismo (alloggio e ristorazione) chiude il trimestre in positivo con +7 imprese, grazie a 22 nuove aperture contro 15 chiusure (trainano i servizi di alloggio).
Aumentano anche i servizi alle imprese: crescono attività amministrative (+6), finanziarie e assicurative (+5), professionali, scientifiche e tecniche (+3).
La cosa interessante è appunto il cambio di direzione del sistema economico.
Per ogni nuova apertura nel commercio, ci sono quasi tre chiusure. Nel turismo, invece, il numero di nuove imprese supera nettamente le cessazioni.
Per quanto riguarda il comparto artigiano, la tenuta è buona.
Il saldo nel trimestre è leggermente positivo (+2 imprese), grazie a 90 iscrizioni e 88 cessazioni.
All’interno del settore, le costruzioni restano predominanti ma registrano un calo.
Imprese, Sapia: «Cresce capacità di avviare nuove imprese»
Analizza la situazione il presidente della Chambre, Roberto Sapia.
«Il primo trimestre 2026 ci consegna un dato che va letto con attenzione: cresce la capacità di avviare nuove imprese e, allo stesso tempo, si ridisegna la struttura del sistema economico – commenta il presidente -. Non è solo una questione di numeri, ma di dove si concentra oggi l’iniziativa imprenditoriale: turismo, servizi e attività a maggiore contenuto professionale».
Per questo motivo, secondo Sapia, «il dato più interessante, quindi, non è il saldo, ma la direzione; aumentano le aperture e cambiano i settori in cui si investe, con meno commercio tradizionale e più servizi alle imprese e turismo. È un segnale concreto di riallocazione delle energie imprenditoriali».
Il presidente vede nascere una questione.
«Questo spostamento pone una questione molto concreta: come mantenere equilibrio tra i nuovi ambiti di sviluppo e i settori tradizionali che continuano a rappresentare un presidio economico e sociale del territorio – conclude Sapia -. La sfida non è fermare il cambiamento, ma governarlo, rendendo la transizione ordinata ed efficace. Per farlo serve agire su leve molto concrete: accesso al credito, accompagnamento all’innovazione, supporto al passaggio generazionale e maggiore integrazione tra turismo, servizi e filiere locali. È su questo terreno che si gioca la competitività della Valle d’Aosta nei prossimi anni».
(al.bi.)
