Il Papa ad Acerra: nella Terra dei Fuochi concentrato di morte, raccolgo le lacrime
AskaNews
di admin Administrator  
il 23/05/2026

Il Papa ad Acerra: nella Terra dei Fuochi concentrato di morte, raccolgo le lacrime

Acerra, 23 mag. (askanews) – “Convertitevi”, non cedere alla rassegnazione ma scegliere la giustizia e la responsabilità: il grido del Papa ad Acerra risuona nella Terra dei Fuochi, ferita e piena di dolore. Ma anche capace di rialzarsi, di scegliere la via del riscatto. Per la prima volta un Pontefice arriva in questa terra. Lo fa Leone, raccogliendo il sogno di Francesco, che “avrebbe desiderato venire qui”, in quella che “ha tristemente preso il nome di ‘Terra dei Fuochi’”.

Incontra, Papa Prevost, i familiari delle vittime dell’inquinamento ambientale e dice di essere ad Acerra per “raccogliere le lacrime” di quanti hanno perso familiari a causa dei danni ambientali. E’ questo uno dei momenti più commoventi dell’incontro del Papa nella Cattedrale di Acerra. Un discorso forte, che suona come un monito contro i criminali, un grido di dolore e un appello alla conversione. “Il grido della creazione e dei poveri tra voi è stato avvertito più drammaticamente, a causa di un concentrato mortale di oscuri interessi e indifferenza al bene comune, che ha avvelenato l’ambiente naturale e sociale. È un grido che chiede conversione!”, ammonisce il Papa.

I fedeli lo ascoltano, alcune mamme asciugano le lacrime che segnano il loro volto. Lacrime di commozione e di dolore per la perdita di un figlio, un fratello, un marito. Morti nella Terra dei Fuochi, “uccisi dall’inquinamento ambientale procurato da persone e organizzazioni senza scrupoli, che per troppo tempo hanno potuto agire impunemente”, dice Prevost, che fa sua la sofferenza per la “devastazione che ha compromesso un meraviglioso ecosistema, luoghi, storie e memorie”. Di fronte a questa realtà, il Papa individua due strade: “l’indifferenza o la responsabilità” e plaude al fatto che la popolazione di questa terra abbia scelto la seconda via.

“Avete iniziato un cammino di impegno e di ricerca della giustizia”. “La morte sembra essere dappertutto – chiosa – l’ingiustizia sembra avere vinto, la criminalità, la corruzione, l’indifferenza uccidono ancora, il bene sembra restare inaridito”. Ma c’è la speranza. E il Papa la invoca. “Signore Dio, tu sai che possiamo rialzarci, perché tu stesso ci prendi per mano. Tu sai che il nostro deserto può fiorire”. Poi l’invito a quelle famiglie “che la morte ha colpito” e generare “vita nuova” e a “lasciare morire il risentimento”. “Praticate per primi la giustizia che chiedete, testimoniate la vita, educate alla cura”, è l’invito del Papa.

In Cattedrale il Pontefice saluta uno ad uno i familiari delle vittime. Ascolta le loro storie, benedice bimbi, ha una parola per ciascuno. Riceve lettere, foto, preghiere, richieste. E assicura preghiere. Dopo l’incontro in Duomo, il Papa attraversa il cuore della città a bordo della papamobile e arriva in piazza Calipari per l’abbraccio alla cittadinanza. In prima fila ci sono anche i 90 sindaci della Terra dei Fuochi, “un’espressione che non fa giustizia al bene che c’è e che resiste, ma che ha certamente facilitato una presa di coscienza diffusa della gravità del malaffare e dell’indifferenza che ha lasciato spazio ai crimini”, dice.

“Questa terra ha pagato un tributo alto, ha sepolto tanti suoi figli, ha assistito alla sofferenza di bambini e innocenti. Il valore e il peso di quel dolore impongono di provare insieme a essere testimoni di un nuovo patto. Siete in cammino verso il tempo della rinascita, che non è tempo di rimozione, ma di azione etica e di memoria operosa”, ribadisce Prevost.

Un discorso forte arriva anche dal vescovo di Acerra, mons. Antonio Di Donna. “Convertitevi, cambiate strada – dice rivolgendosi a chi, nel corso degli anni, ha commesso reati contro l’ambiente – perché il vostro non è soltanto un reato ma è un peccato che grida vendetta al cospetto di Dio. Convertitevi”. Ed ancora: “Mai più, mai più, mai più Terra dei fuochi, mai più. Mai più accada che questa terra sia raccontata e conosciuta solo per le sue ferite, ma sia conosciuta e raccontata anche e soprattutto per la sua gente, la forza della sua gente, la sua resilienza, la sua laboriosità, la sua storia, la sua cultura, per la sua capacità di accogliere i migranti e, soprattutto, per la scelta ostinata di restare qui nonostante tutto”. (Di Serena Sartini).

[Grido di dolore: “Convertitevi”. Chiede responsabilità e giustizia|PN_20260523_00040|in04 rj01| https://askanews.it/wp-content/uploads/2026/05/20260523_144411_BD251F70.jpg |23/05/2026 14:44:19|Il Papa ad Acerra: nella Terra dei Fuochi concentrato di morte, raccolgo le lacrime|Papa|Cronaca]