Motus-E: a marzo boom Bev in Italia, ma l’Europa resta lontana
Milano, 16 giu. (askanews) – L’auto elettrica italiana ha cambiato passo, ma la transizione resta a due velocità: corre sulle vetture, arranca sui veicoli commerciali e pesanti. È la fotografia che emerge dalla seconda edizione del Libro Bianco sulla mobilità elettrica di Motus-E, l’associazione nata nel 2018 che riunisce oltre 100 tra associati e partner lungo la catena del valore della e-mobility.
Sul fronte delle autovetture il primo trimestre 2026 segna la svolta attesa. Le immatricolazioni Bev salgono a 37.836 unità (+65,7%), il balzo più forte tra i grandi mercati europei, anche se la quota di mercato resta ferma al 7,9%, ancora lontana dalla media Ue intorno al 19%. A marzo si registra il record storico di 16.033 auto in un solo mese e il parco circolante tocca quota 400.000 veicoli. A spingere è stato l’Ecobonus Mase di ottobre 2025, che secondo l’associazione si è esaurito in un solo giorno, ma la novità più rilevante è strutturale: i segmenti A e B superano per la prima volta i premium (60% contro 37%) e il Mezzogiorno corre a +220%, con la Sicilia a +314%. Pesa la discesa dei prezzi, con il listino medio Bev nell’Ue in calo del 4% sul 2024 e del 13% nel segmento B; in 4 segmenti su 8 il Bev meno caro è già sotto la media Ice.
Cresce anche il peso dei costruttori cinesi: i marchi con base in Cina passano dall’1,3% del 2022 al 10,8% del mercato, e il 40,4% delle auto elettriche vendute in Italia è ormai cinese. Sul terreno delle celle il dominio asiatico è netto, con Catl e Byd a controllare circa il 75% del mercato globale e nessun produttore europeo tra i primi cinque al mondo. Tra i contributi degli esperti raccolti nel volume, il direttore Group Press di Volkswagen Group Italia Stefano Sordelli osserva che l’arrivo di una nuova generazione di small electric car è un passaggio chiave per accelerare la diffusione del settore in Europa e in particolare in Italia.
Lo scenario si rovescia sui mezzi da lavoro. I furgoni elettrici (N1) calano del 4,3% nel trimestre, a 1.364 unità, unica grande contrazione europea, mentre i Paesi Bassi viaggiano oltre il 72% di quota grazie alla leva fiscale. Ancora più ampio il divario sui camion: appena 113 immatricolazioni Bev (-22%), quota all’1,6%, la più bassa tra i grandi mercati. Per Motus-E è un problema di policy industriale, aggravato dall’assenza di infrastrutture dedicate e da una procedura di infrazione Ue sui pedaggi. Tiene invece il trasporto pubblico locale, l’unico segmento pesante al passo con l’Europa: 266 bus elettrici (+118%), un mezzo nuovo su cinque, sospinto dai bandi Pnrr.
Sul piano industriale cresce la quota delle batterie Lfp, più economiche: in Italia sono salite al 44% dal 2% del 2022, sulla scia del sorpasso mondiale sulle Nmc. L’Italia sconta però una filiera del riciclo incompleta, con buona capacità di pre-trattamento e quasi nessuna raffinazione idro-metallurgica. La rete di ricarica pubblica raggiunge intanto 78.253 punti (+18,6%), terza al mondo per diffusione rispetto al circolante.
Guardando al 2035, l’associazione delinea due traiettorie: con le politiche attuali il parco ricaricabile si ferma a 7,8 milioni di veicoli, con quelle rafforzate sale a 9,2 milioni. In gioco 1,4 milioni di veicoli, circa 6 milioni di barili di petrolio non importati e 32.000 punti pubblici aggiuntivi. La strada, conclude Motus-E, è tracciata: a fare la differenza sarà la velocità.
