Primo sì a l.elettorale con norma anti-Vannacci. Scontro su raccolta firme
Roma, 24 giu. (askanews) – La maggioranza porta a casa l’ok della commissione Affari Costituzionali della Camera alla riforma elettorale nei tempi previsti, senza alcuna concessione alle opposizioni ed evitando il voto sul nodo che divide il centrodestra: quello delle preferenze. Un tema rinviato all’esame in aula che, dopo la discussione generale prevista per venerdì 26, sarà contingentato con tempi che saranno stabiliti dalla conferenza dei capigruppo del primo luglio.
Lo scontro oggi si è acceso sull’unica norma approvata prima che il presidente della Commissione Nazario Pagano (Fi) applicasse la tagliola facendo decadere più del 50% degli emendamenti: l’esonero dalla raccolta delle firme necessarie per la presentazione delle liste, attualmente previsto per i partiti costituiti in gruppo parlamentare in entrambe le Camere all’inizio della legislatura, viene esteso ai partiti che hanno un gruppo parlamentare, in almeno una delle due Camere, costituito entro il 31 dicembre 2025. Il vannacciano Edoardo Ziello, che non ha partecipato al voto finale sulla riforma, lo definisce “un emendamento marchetta per Azione”. Oltre al partito di Carlo Calenda, in realtà, la norma ‘salva’ dalla raccolta anche Avs, Italia Viva e Noi Moderati mentre lascia fuori Futuro Nazionale, Più Europa e il Partito Liberaldemocratico di Marattin. Questo solo parlando degli eletti. Se si osserva invece la galassia centrista che guarda al centrosinistra, l’emendamento approvato fa storcere il naso a molti che addirittura lo leggono come un ostacolo sulla via del campo largo.
I vannacciani ostentano tranquillità: “Considerando che abbiamo oltre 110 mila iscritti quindi le abbiamo già raccolte”, dice Ziello. È evidente che la norma dà al partito dell’ex generale un nuovo argomento contro quel centrodestra da cui sta dragando voti. Un’eventualità che in Fratelli d’Italia fino a ieri dicevano di voler evitare tanto che l’ipotesi a cui si stava lavorando era quella di un’esenzione estesa anche ai partiti presenti in Parlamento con una componente di minimo 5 parlamentari.
Oggi però, all’esito di una riunione di maggioranza – presenti i 4 relatori con Giovanni Donzelli (Fdi), Stefano Benigni (Fi) e i capigruppo in commissione, l’azzurro Paolo Emilio Russo e il meloniano Urzì – le cose sono cambiate e Angelo Rossi (Fdi), ormai definito sia da maggioranza che opposizione “il portavoce” dei relatori, ha annunciato la riformulazione di un emendamento Richetti lasciando fuori dalla deroga il partito dell’ex vicesegretario della Lega. Di fronte al sospetto che sia arrivato proprio dal partito di via Bellerio l’ordine di ostacolare l’ascesa del generale, un parlamentare salviniano doc nega: “Per loro non cambia nulla. Anzi in realtà gli abbiamo regalato un mese di campagna elettorale durante la raccolta firme”. Ma qualcuno fa anche notare che chi ha l’obbligo di raccogliere le firme deve farlo sotto liste di candidati già definite e questo potrebbe essere un disincentivo al passaggio con Vannacci per gli esponenti leghisti che sentono la propria ricandidatura in bilico. Nella maggioranza inoltre non si nasconde il ragionamento sulla difficoltà oggettiva cui va incontro chi deve raccogliere le firme. Lo sanno quanti nel centrodestra ricordano ancora quando col Pdl non riuscirono a presentare le liste alle regionali nel Lazio nel 2010.
Furioso, anche per lo stop alla raccolta firme digitale, il leader di Più Europa Riccardo Magi annuncia mobilitazioni “nei prossimi giorni in Parlamento e nel paese contro questo sfregio alla democrazia parlamentare”. Per la dem Chiara Braga è “un altro passo per salvare sé stessa e tentare di vincere a tutti i costi le elezioni, una riforma elettorale pericolosa e incostituzionale”. Vittoria Baldino (M5s) lancia un appello: “Facciamo in modo di non dare uno spettacolo indecoroso in aula. Cerchiamo di fare qualcosa sul voto dei fuori sede e sulle preferenze, tutti quei nodi che non siete stati in grado si sciogliere prima di tutto al vostro interno”.
Dopo la discussione generale di venerdì 26, la riforma è già calendarizzata all’ultimo punto dell’ordine del giorno di martedì30 ma è probabile che l’esame non inizi prima del 6 luglio. Molto ravvicinata invece la scadenza del termine degli emendamenti: dovrebbe essere lunedì 29 alle 9. Non è stata ancora ufficializzata ma gli uffici legislativi dei vari gruppi sono già al lavoro per mettere a punto le proposte di modifica in tempo per quella data.
