Salvini rinvia il “ritiro” leghista: prima Tavolo chiuda lavori
Milano, 24 giu. (askanews) – Più spazio al Tavolo dei territori, per approfondire ed elaborare proposte. Solo quando questo lavoro di ricognizione sarà terminato, si terrà il “ritiro programmatico” inizialmente previsto il 4 e 5 luglio. Matteo Salvini fissa una nuova road map del confronto interno alla Lega, e anche stavolta lo fa tramite una nota del responsabile Enti locali Stefano Locatelli.
Prima di mettere intorno al tavolo parlamentare ministri e governatori, serviranno dunque altre tre riunioni del Tavolo dei territori: una la prossima settimana, e “seguiranno altre due riunioni già programmate, anche con la partecipazione di ospiti esterni chiamati a fornire contributi e approfondimenti su specifiche tematiche: attuazione dell’autonomia in tutte le regioni, sicurezza urbana, sanità e abbattimento delle liste d’attesa, attuazione del Piano Casa, accelerazione delle ZES, ambiente, rigenerazione urbana e sostegno alle aree ad alto tasso di inquinamento”. Nelle prossime settimane dunque “i componenti del Tavolo svilupperanno proposte operative sui singoli temi, valorizzando le esperienze e le esigenze provenienti dai territori”. Solo al termine di questo percorso di approfondimento e “una volta definito il quadro delle proposte elaborate dal Tavolo, sarà convocata la due giorni programmatica con il Segretario Federale e tutti i parlamentari della Lega, finalizzata a definire le priorità e le battaglie politiche da portare avanti in vista del 2027”, chiarisce Locatelli.
Un esito che “congela” al momento la situazione, e che non sorprende l’ala nordista del partito: “ce lo aspettavamo”. Il confronto interno che da tempo i governatori del Nord sollecitano viene così rinviato. “Al Tavolo porteremo sicuramente il nostro contributo – spiegano ad esempio dalla Lombardia – ma il punto è che bisogna ragionare sulla linea politica: ad esempio, come possiamo essere sovranisti in Europa e federalisti in Italia? E stiamo sempre fuori dai giochi nel gruppo dell’estrema destra, oppure scegliamo una collocazione che ci consenta di portare anche a Bruxelles le istanze delle aziende del Nord? Poi c’è il ‘modo’ con cui stiamo al governo: il piano casa è iper centralista, sulla riforma dei medici di medicina generale abbiamo detto no alla riforma Schillaci ma senza sentire i territori, dove sulle case di comunità le Regioni si scontrano quotidianamente con i medici di base. E ancora, per la crescita si continua a puntare sugli exploit del Sud grazie al Pnrr una tantum, oppure proviamo a rafforzare le punte di diamante? E soprattutto, abbiamo portato dentro Vannacci, ci siamo collocati in quel ‘segmento’ dello spettro politico, e ora subiamo la concorrenza del generale”.
Ma i fedelissimi del segretario non ci stanno a questa rappresentazione: “La discussione interna sta diventando surreale. Al Tavolo chi vuole proporre idee per il Nord è liberissimo di farlo, se le ha… Ma più che altro sembra che ‘parliamo più di Nord’ sia solo uno slogan per coprire la mancanza di una elaborazione politica. Si portano solo questioni nominali e organizzative, ma se Zaia diventasse il gran capo di tutte le Leghe al Nord, cosa dice? A parte i temi etici… cosa vuole dire?”. E allora, è la conclusione del ragionamento, “viene il dubbio che sia tutto strumentale”. Sicuramente “abbiamo la necessità di rilanciare il messaggio sulla sicurezza, ma dobbiamo anche tarare meglio la comunicazione: Fontana dice che Roma ruba i soldi al Nord, ma a Roma c’è Giorgetti…”.
