Adriano Giannini: “Il mio sogno? Un bel western a cavallo”
AskaNews
di admin Administrator  
il 04/07/2026

Adriano Giannini: “Il mio sogno? Un bel western a cavallo”

Iglesias, 4 lug. (askanews) – Un western, magari a cavallo e con il cappello calato sugli occhi. È ancora questo uno dei sogni nel cassetto di Adriano Giannini, che non nasconde però di essere pronto a confrontarsi con qualsiasi personaggio: “Non credo ci siano parti che non farei”, ha raccontato l’attore durante un incontro con il pubblico in piazza a Iglesias, in Sardegna, ospite dell’Andaras Traveling Film Festival per una conversazione con il direttore artistico Joe Juanne Piras.

Davanti a una piazza gremita, Giannini si è raccontato con grande disponibilità, ripercorrendo oltre trent’anni di carriera tra aneddoti personali, retroscena di set, riflessioni sul mestiere dell’attore e ricordi dei suoi inizi dietro la macchina da presa come operatore. Dal provino quasi surreale per il remake di “Travolti da un insolito destino” diretto da Guy Ritchie al fianco di Madonna al rapporto con la Sardegna, definita la sua seconda casa, fino al suo modo di costruire i personaggi, sempre partendo “dalla fisicità più che dall’analisi psicologica”.

Tra i passaggi che hanno suscitato maggiore curiosità anche quello dedicato al doppiaggio, disciplina nella quale Giannini ha prestato la voce italiana a interpreti come Heath Ledger, Joaquin Phoenix e altri premi Oscar. Pur essendo uno dei doppiatori più apprezzati del cinema italiano, l’attore ha definito il doppiaggio “uno scempio”, spiegando però che il compito di chi presta la voce è quello di “mettersi al servizio” dell’interpretazione originale e cercare di restituirla nel modo più fedele possibile, senza lasciare spazio al proprio ego.

Non sono mancate le riflessioni sul suo modo di intendere la recitazione. Giannini ha raccontato di non amare partire dall’analisi psicologica dei personaggi: “La psiche quasi mai, io cerco di fare un lavoro sui personaggi che non parta da un pensiero perchè mi perdo entrando in meandri che mi sfuggono di mano e mi confondono”, ha spiegato, preferendo costruirli “da fuori”, attraverso il corpo, una postura o un modo di camminare.

Parlando del cinema che ama, l’attore ha poi citato Kevin Costner e la serie Yellowstone, soffermandosi sulla capacità dell’interprete americano di “recitare col cappello”, usando il volto come “una sorta di sipario” e decidendo quando rivelare lo sguardo. Un esempio, ha spiegato, di quella misura e di quella sottrazione che considera tra le qualità più difficili e affascinanti del mestiere dell’attore.

L’incontro si è trasformato così in un viaggio attraverso il cinema e i suoi mestieri, alternando momenti di leggerezza a riflessioni più profonde sul rapporto tra attore e regista, sulla costruzione di un personaggio e sul valore del racconto per immagini. Un dialogo aperto, fatto di ricordi, curiosità e confessioni, che ha permesso al pubblico di conoscere da vicino non solo il volto noto del grande schermo, ma anche l’artigiano del cinema che continua a interrogarsi sul proprio lavoro.

[All’Andaras Film Festival l’attore racconta carriera, set e doppiaggio|PN_20260704_00012|rg15| https://askanews.it/wp-content/uploads/2026/07/20260704_104244_A881C67E.jpg |04/07/2026 10:42:51|Adriano Giannini: “Il mio sogno? Un bel western a cavallo”|Adriano Giannini|Spettacolo, Sardegna]