Tra hot dog e hamburger, a Villa Taverna la “pace” Italia-Usa?
Roma, 4 lug. (askanews) – Le grandi griglie che producono hamburger e hot dog a ritmo continuo, il gin tonic, la birra, il vino nei secchielli di ghiaccio (lasciati al sole!), il fly-over degli elicotteri da guerra, il concerto della rock band dei marines, fino ai fuochi d’artificio finali. Il copione del ricevimento per l’Independence day a Villa Taverna, residenza dell’ambasciatore americano a Roma, è andato in scena come da tradizione lo scorso 2 luglio: duemila invitati (e per avere quel cartoncino si fa di tutto) nel parco della villa nel cuore dei Parioli, tra vestiti eleganti e altri decisamente fuori luogo, per uno degli avvenimenti mondani più attesi dell’anno per la Roma “godona”, come direbbe il sito Dagospia. Quest’anno, però, a differenza del solito, c’era una sottile tensione che aleggiava intorno al party. Dopo lo scontro a distanza delle scorse settimane tra Giorgia Meloni e Donald Trump, la prima reazione d’istinto della premier era di disertare in massa l’appuntamento. Poi, a mente fredda, era arrivato il contrordine: bisogna andare, e in forze, per mostrare chiaramente la linea che con il tycoon ci possono essere disaccordi, ma che il rapporto tra i due Paesi è sempre solido.
La presidente del Consiglio non è andata di persona (era al congresso della Uil a Padova), anche se fino all’ultimo momento qualcuno si aspettava un blitz. C’era però la sorella, Arianna, circondata al suo arrivo dal cerimoniale dell’Ambasciata e scortata all’interno della villa per il saluto dell’ambasciatore Tilman J Fertitta, il magnate texano di origini siciliane, fedelissimo di Trump, che in questo periodo sta girando le coste italiane con il suo mega-yacht da 130 e passa metri. E c’erano molti ministri, in pratica metà governo: i vice Antonio Tajani e Matteo Salvini, i ministri Francesco Lollobrigida, Giancarlo Giorgetti, Adolfo Urso, Giuseppe Valditara, Gilberto Pichetto Fratin, Guido Crosetto, il sottosegretario Alfredo Mantovano. A parlare dal palco Tajani e Salvini, ma soprattutto Ignazio La Russa. E’ a lui che la premier – che ha sentito al telefono Fertitta – ha affidato il “messaggio” da portare. Innanzitutto che Giorgia Meloni era presente “in spirito”. E poi che “l’amicizia tra il popolo italiano e il popolo degli Stati Uniti non è soggetta a discussioni, a momenti, a prese di posizioni o a strumentalizzazioni: l’amicizia tra i nostri popoli è più forte di qualunque momento e resterà tale in ogni occasione”. Senza ‘sbracare’ però, perché “la pari dignità non è mai messa in discussione così come non è mai messa in discussione la reciproca volontà dei governi americano e italiano di fare, ed è giusto che sia così, prima di tutto l’interesse della propria nazione”.
Dal palco Tajani celebra “la nascita di una grande nazione libera” a cui l’Italia deve “gratitudine” per “aver dato un contributo decisivo a restituire libertà e sovranità”. Salvini, il più ‘Maga’ del Governo, parla di una “scelta di campo” e celebra i diritti “intangibili” proclamati nella Costituzione americana “alla vita, alla libertà, alla felicità “. Poi tutti nella villa per il ricevimento “platinum” a cui pochi sono ammessi, mentre fuori suonano le note di “Great balls of fire” e altri grandi classici. Quindi pace fatta? Secondo l’ambasciatore Tilman Fertitta sì, anzi non c’era proprio da fare pace. “Il rapporto tra Italia e Stati Uniti oggi è al livello più alto che abbia mai visto. Io sono qui ogni giorno, parlo con tutti, dal primo ministro in giù, e lavoriamo insieme su difesa, politica e commercio e molte altre tematiche – assicura -. So che c’è un rapporto di lunga data tra Trump e la premier. Tra leader capitano dei disaccordi ogni tanto. Ma per quanto mi riguarda, con il governo italiano è tutto normale, ogni singolo giorno. Non vedo alcuna conseguenza nel modo in cui collaboriamo su tutti i dossier”. Certo è che questa era la parte facile del piano di riavvicinamento: la settimana prossima, ad Ankara, Meloni e Trump torneranno a incontrarsi di persona al vertice Nato e là sarà tutta un’altra storia.
P.s. Per un centrodestra sovra-rappresentato (c’erano anche molti parlamentari) gli esponenti delle opposizioni si contavano sulla punta delle dita, e nessuno di primissimo piano, salvo Matteo Renzi. Nessuno del Movimento 5 stelle, la delegazione del Pd era composta dal capogruppo in Senato Francesco Boccia, dal responsabile economico Antonio Misiani, dal presidente del Copasir Lorenzo Guerini, da Beatrice Lorenzin. Per il centrosinistra anche Benedetto Della Vedova (+Europa) mentre non si sono visti esponenti di Avs né Carlo Calenda, che aveva annunciato di non essere stato invitato. Il leader di Iv comunque si trattiene poco, il tempo di qualche foto, di un immancabile ricordo della sua esperienza di governo (un incontro con Joe Biden, allora vicepresidente, proprio a Villa Taverna) e una ‘punzecchiata’ a Meloni che ha “posizionato l’Italia dalla parte sbagliata, ha ‘ciccato’ la politica estera e lo sa”.
P.p.s. Proprio il mattino del 2 il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha ricevuto al Quirinale una delegazione della commissione Fulbright, approfittandone per mandare il suo messaggio. “Fulbright – ha detto – aveva intuito che la pace si consolida attraverso la conoscenza vicendevole che genera reciproco rispetto, ammirazione, salda i rapporti e agevola la cooperazione internazionale ed è la strada per la pace. Accanto a questo obiettivo credo ne avesse un altro strettamente connesso: quello di realizzare una diffusa influenza che determina anche preminenza nella vita internazionale e che nasce non dallo scontro o dall’imposizione ma dal coinvolgimento anzitutto culturale e scientifico”.
Di Alberto Ferrarese e Lorenzo Consoli
