Attentato a Ranucci, Lavitola indagato per strage: domani davanti al Pm
Roma, 7 lug. (askanews) – E’ contestato il reato di strage all’imprenditore ed ex giornalista-editore Valter Lavitola, indagato nel procedimento sull’attentato a Sigfrido Ranucci avvenuto nell’ottobre scorso a Roma. Lavitola nei giorni scorsi è stato oggetto di una perquisizione da parte dei carabinieri del Nucleo investigativo di Roma e Frascati su disposizione degli inquirenti della Direzione distrettuale antimafia della Capitale. La notizia dell’attività di polizia giudiziaria nei confronti di Lavitola si è diffusa ieri a tarda sera.
Secondo gli elementi raccolti, Lavitola – già in passato coinvolto in diverse vicende giudiziarie – sarebbe il mandante dell’attentato. L’indagine coordinata dal procuratore Francesco Lo Voi e avviata dal pm Carlo Villani, passato a dirigere la procura di Velletri, è seguita adesso dal sostituto procuratore Edoardo De Santis. A Lavitola sono stati sequestrati telefoni e pc che ora verranno analizzati.
Martedì della scorsa settimane sono state eseguite quattro misure cautelari nei confronti di tre uomini e una donna ritenuti esecutori materiali dell’attentato e accusati a vario titolo di detenzione, porto in luogo pubblico e uso di ordigno esplosivo, minaccia e danneggiamento, aggravati dall’aver agito in più di cinque persone e con modalità di tipo mafioso. Reati contestati ora in concorso anche a Lavitola.
Insieme con Lavitola è stato indagato anche un camerunense di 47 anni, Gomes Clesio Tavares. Avrebbe svolto funzioni di intermediario tra Lavitola e il gruppo di soggetti che poi ha materialmente posto in essere l’attentato a Ranucci. Questi ultimi sono stati fermati – si ricorda – tra Napoli e Avellino: si tratta di una giovane coppia residente ad Avella, Pellegrino D’Avino e sua moglie, Marika De Filippis, finita ai domiciliari; e di Saverio Mutone, residente a Sperone, a pochi chilometri da Avella e di Antonio Passariello, 53 anni, originario di Cicciano, ritenuto uno dei capi del gruppo.
Il reato di strage aggravata in concorso è contestata sia a Lavitola che a Passariello, D’Avino, Mutone, De Filippis e Clesio Tavares. L’ordigno posizionato davanti casa di Ranucci era “gelatina da cava”.
Secondo quanto ipotizzato dagli inquirenti della Capitale, Lavitola ha dato mandato a Clesio Tavares di individuare dei soggetti in grado i reperire esplosivo e farlo esplodere davanti all’abitazione di Ranucci, arrivando a partecipare anche ad un sopralluogo nella casa che è in una zona residenziale tra Pomezia e Torvajanica.
Nel 2023 il quotidiano Il Riformista pubblicò una foto che ritraeva Lavitola e Ranucci insieme al ristorante romano dell’imprenditore. Clesio Tavares dal 2017 lavora nel ristorante di Lavitola in via Quattro Venti, a Roma. Lavitola – secondo chi indaga – avrebbe consigliato all’uomo di andare in Camerun e si sarebbe anche preoccupato della sua assistenza legale.
E’ previsto per domani l’interrogatorio dell’imprenditore Valter Lavitola indagato nell’ambito dell’inchiesta sull’attentato nell’ottobre scorso davanti all’abitazione di Sigfrido Ranucci.
Secondo gli inquirenti l’ex editore dell’Avanti potrebbe esser stato il mandante dell’ordigno fatto esplodere sotto casa di Ranucci. Gli investigatori hanno perquisito Lavitola e sequestrato smartphone e computer. Ora verrano analizzati, si spiega.
La scorsa settimana, nell’ambito della stessa inchiesta, sono state eseguite 4 misure cautelari nei confronti di coloro che sono esecutori materiali dell’attentato.



