Giallo Ricina, medico indagato: possibile avvelenamento in due tempi diversi
Roma, 8 set. (askanews) – “Io lavoro spesso sulla soglia di un baratro e provi a trattenere le persone. Alcune volte le riesci a trattenere, altre volte sfuggono. Considerando l’età di Sara che è vicina a una delle mie figlie, per me è stato molto duro. Sono l’unico medico ad aver visitato sia Gianni di Vita, che la moglie Antonella che la piccola Sara. Sara aveva i segni di una disidratazione, aveva le labbra asciutte, era molto pallida. Antonella era arrivata con sintomi molto simili a quelli della figlia”. Lo ha detto il dottore Pietro Vuotto, uno dei medici indagati dell’ospedale Cardarelli di Campobasso che ha visitato Antonella Di Ielsi e la figlia Sara Di Vita, morte per avvelenamento da Ricina. L’intervista è un’esclusiva del programma Ore 14 di Salvo Sottile in onda su Rai 2.
“La forbice diagnostica iniziale era tra una tossinfezione e una enterite. Quando Sara è rientrata il 27 pomeriggio era ipotesa, aveva la pressione molto bassa, era anche confusa, tendeva ad addormentarsi, non rispondeva a tono. Questo preoccupava molto anche la sorella Alice”. Alla domanda se è plausibile con quello che ha potuto vedere che Sara sia stata avvelenata in due tempi diversi, ha risposto: “Sì perché sicuramente c’è un quadro di presentazione molto diverso tra la prima volta in cui vedo Sara e la seconda volta in cui la vedo. Sono sicuro – continua – che il quadro di presentazione di Gianni Di Vita era dissimile da quello di Sara e di Antonella. Gianni sembrava in condizioni migliori. È giusto che di fronte alla morte di due persone di verificare la correttezza dell’operato di chi ha prestato i soccorsi. Quello che è sofferto è che le responsabilità mediche siano rimaste centro della riflessione per tanto tempo. Io penso che stiamo di fronte a un delitto orribile”, conclude.
