Sicurezza Aosta: stop vendita serale di alcol nei “bangla”, per l’ordinanza manca la “pistola fumante”
Lunga discussione in consiglio comunale per la mozione presentata da Fratelli d'Italia che chiedeva di diramare l'ordinanza per i due minimarket di via Festaz. La vice sindaca: «La faremmo anche dalle 19, ma manca il nesso causale. Tutte le contromisure per verificarlo»
Il Comune applicherebbe subito l’ordinanza di divieto di vendita di alcol dopo una certa ora ai mini market (“bangla”) di via Festaz ad Aosta, ma per farlo manca il nesso inequivocabile, ovvero la prova incontrovertibile.
Le ulteriori novità in materia di sicurezza e controlli sono emersi nel consiglio di comunale per mano della vice sindaca Valeria Fadda, che ha risposto alla mozione del consigliere di Fratelli d’Italia, Giuseppe Manuel Cipollone, che chiedeva appunto l’applicazione del divieto ai “bangla”.
Aosta, come detto, percorrerebbe seduta stante la via dell’ordinanza, ma questo al momento non è possibile, perché manca la “pistola fumante”.
E per questo la Giunta sta lavorando in tal senso con videocamere e maggiori controlli per avere la certezza e proseguire con l’iter.
Via Festaz e minimarket, stop alla vendita di alcol: la mozione
Giuseppe Manuel Cipollone
Nel presentare la mozione, Giuseppe Manuel Cipollone, riporta a galla la proposta di attivare ad Aosta il protocollo Strade Sicure (dispositivo che prevedeva l’introduzione dell’esercito per il pattugliamento della città), considerato come «punto di svolta» nel dibattito sulla sicurezza, e prova a «tendere una mano alla maggioranza» per arrivare a un punto di partenza condivisa.
Il punto considerato da Giuseppe Manuel Cipollone è l’ordinanza non contingibile e urgente prevista dell’articolo 7 del Testo unico degli enti locali, che consentirebbe al primo cittadino di arrivare a un provvedimento di divieto di vendita di alcolici (la richiesta fratellista è dalle 21 alle 7) per due minimarket situati in via Festaz e già finiti al centro dell’esposto firmato da 200 cittadini.
«Il provvedimento ovviamente escluderebbe qualsiasi esercizio di somministrazione, come pub, bar e ristoranti – spiega Cipollone -. Segnaliamo un fenomeno grigio, con questi esercizi aperti fino anche alle 2 che consentono di trovare alcol, che viene poi consumato nelle immediate vicinanze. Anche il protocollo Movida prevedeva indicazioni sul tema e tantissimi comuni hanno applicato queste ordinanze: date un segnale di distensione a noi e alla città».
Stop alla vendita di alcol: «Manca tassello necessario»
La vice sindaca Valeria Fadda
Risponde per le rime la vice sindaca Valeria Fadda, fin dalle prime battute coinvolta nella questione sicurezza, in particolar modo per quano concerne la zona di via Festaz.
Per prima cosa, la vice sindaca sottolinea come il protocollo Strade sicure possa essere attivato solamente su disposizione dei Ministri degli interni e della Difesa su segnalazione del Cosp locale.
Il comitato, però, interpellato in materia dal primo cittadino Raffaele Rocco il 28 agosto scorso, non ha ritenuto necessaria l’applicazione.
Poi, l’attenzione sul discorso relativo all’ordinanza, che la vice sindaca Valeria Fadda avrebbe voluto adottare fin dall’inizio, anticipandola addirittura alle 19.
Il problema è che l’iter per arrivre al provvedimento è stato attivato fin da giugno, ma manca qualcosa.
«Prima che fosse esplicitato l’esposto (peraltro stimolato da noi), abbiamo avviato l’istruttoria per valutare se da questi mini market escono alcolici, quanti, se vengano dati ai minori e se vengano consumati sulla via» sottolinea Fadda, ricordando la richiesta di fotografie da parte di Quendoz durante i passaggi di pulizia, i controlli sulle autorizzazioni da parte dell’ufficio Commercio, i pattugliamenti in divisa e in borghese della Polizia locale, i controlli delle forze dell’ordine, fino ad arrivare alla telecamera alla Torre del Lebbroso.
«La volontà è netta, siamo consapevoli che una risposta immediata è utile e necessaria – esclama Valeria Fadda -. Però bisogna rispettare l’adeguatezza dell’istruttoria, che prevede la valutazione del nesso causale tra vendita di alcolici nel market e le presunte conseguenze esterne. E questo soprattutto quando si incide su una sola tipologia o modalità di vendita».
Insomma, come detto, serve la “pistola fumante”.
«Io vieterei la vendita di alcolici dalle 19, ma nella relazione del Cosp non compare una netta connessione tra alcol, degrado e i due minimarket – conclude -. Il problema si espanderebbe anche alla zona dei bar, per cui o si specifica che nessuno può somministrare alcolici dopo una certa ora (se vuole facciamo chiudere tutto alle 20!) o serve il nesso specifico: e per questo abbiamo iniziato a installare la telecamere e porseguiremo entro ottobre con le altre videocamere commissionate a Inva, niente vigilanza privata».
Insomma, «la prova effettiva del degrado» c’è, ma manca la correlazione.
«Tutte le giurisprudenze andate a buon fine hanno la relazione delle forze dell’ordine e questa a noi manca, altrimenti interverremmo subito» conclude la vice sindaca.
Le reazioni
Giuseppe Manuel Cipollone fa un appello al sindaco, che abbandoni i panni del «difensore dello Stato e indossi quelli di primo cittadino», mentre Christian Chuc, capogruppo di Forza Italia, porta l’esempio di piazza Plouves, dove dopo la decisione di Carrefour di vietare la vendita di alcolici dopo le 22 «la situazione è decisamente cambiata».
Katya Foletto (Avs) guarda la questione da un altro punto di vista.
«Da chi sono gestiti i cosiddetti bangla? Qual è l’utenza principale? – si chiede Foletto -. Penserò male, ma ci vedo un attacco evidente in termini di etnie. Perché non si pone l’importante problema dell’abuso di alcol alla Fiera di Sant’Orso? Si vuole solo dire che le cause del degrado sulla via sono imputabili agli stranieri, eppure nelle grandi città è pieno di bangla, ma non credo siano tutti sottoposti a ordinanze».
Il sindaco: «No a narrazione di città alla deriva»
A provare a chiudere il discorso, scatenando però le ire delle minoranze per presunte accuse di nullafacenza, il sindaco Raffaele Rocco.
«Propongo corsi di diritto amministrativo – tuona -. Mancano le basi sul funzionamento degli organi di governo della città. Gli atti devono essere legittimi e i procedimenti vanno rispettati, non ci sono cavilli, timore o altro. Sono stato ascoltato tre volte al Cosp e le forze dell’ordine hanno detto che ci sono indici di criminalità in calo ed esistono problemi di percezione. Si faccia un bagno di realtà e non si creda alle ricostruzioni: se vogliamo costruire la narrazione di Aosta città alla deriva io non ci sto».
(alessandro bianchet)
