Bimba morta dopo le visite, il testimone: «In 9 anni è stato l’unico decesso per influenza A»
CRONACA
di Federico Donato  
il 22/11/2022

Bimba morta dopo le visite, il testimone: «In 9 anni è stato l’unico decesso per influenza A»

Udienza dedicata ai testimoni quella andata in scena martedì 22 novembre; il processo - che vede imputato un pediatra del Beauregard - proseguirà il 6 dicembre

«E’ da nove anni che lavoro come anestesista-rianimatore in Pediatria e l’unico caso di morte per influenza A che ho visto è quello di Valentina Chapellu». Lo ha detto il professionista che, il 13 febbraio 2020, prese in carico la bimba di 17 mesi all’ospedale Regina Margherita di Torino. La piccola, trasferita da Aosta al nosocomio piemontese, morì qualche giorno dopo a causa di una sovrainfezione dovuta al virus dell’influenza.

Nell’ambito del processo che vede il dottor Marco Aicardi – uno dei pediatri che visitarono la bimba al Beauregard – accusato di omicidio colposo, il rianimatore del Regina Margherita è stato sentito (martedì 22 novembre) come testimone. In aula ha spiegato come «quando la bambina è arrivata da noi era in condizioni molto gravi. Abbiamo eseguito un tampone nasale ed è risultata positiva al virus dell’influenza. Si tratta però di un test che, per quanto mi risulta, normalmente non viene eseguito in Pronto soccorso».

Nei giorni precedenti al ricovero a Torino, Valentina era stata più volte visitata al Beauregard; anche dal dottor Aicardi (difeso dall’avvocato Pietro Obert). Riguardo al lavoro svolto dai professionisti valdostani, il medico torinese ha detto: «Non ho elementi per valutare l’operato dei colleghi. Era un caso critico e io non potevo conoscere la situazione».

La perizia

Secondo la perizia svolta in incidente probatorio dalla dottoressa Cinzia Immormino e dal dottor Antonio Francesco Urbino, però, «pur non potendo attribuire pienamente una diretta conseguenza tra l’operato dei sanitari» che avevano avuto in cura la bimba ad Aosta «e il decesso, occorre sottolineare come sussistano chiari profili di colpa, determinati da imprudenza e negligenza, nell’operato del medico che ebbe a visitare Valentina Chappellu durante l’accesso al Pronto soccorso del Beauregard di Aosta avvenuto l’11 febbraio 2020»; cioè 24 ore prima che la situazione precipitasse. Il 12 febbraio, infatti, la piccola ebbe un arresto cardiaco e, trasferita al Regina Margherita, qualche giorno dopo perse la vita.

Nella relazione dei periti, comunque, viene anche precisato come «al di là del ritardo diagnostico e terapeutico, è possibile che queste patologie virali associate a sovrainfezione batterica abbiano un andamento imprevedibile e si manifestino nella loro gravità in un numero esiguo di casi». Esclusa quindi «una responsabilità connotata da gravità per colpa».

I testimoni

Ma torniamo all’udienza di martedì. Oltre al rianimatore del Regina Margherita sono stati sentiti altri testimoni. Tra questi anche un’infermiera che lavora nel reparto di Pediatria e che aveva visto Valentina al Beauregard l’11 e il 12 febbraio 2020. La teste ha subito chiarito che «il dottor Aicardi non si è mai rifiutato di visitare la bambina e nessuno ha minacciato di chiamare i carabinieri». Anzi, «io ho assistito alla visita dall’inizio alla fine». E rispondendo a una domanda del pm Francesco Pizzato, l’infermiera ha aggiunto: «Io sono un’infermiera, non ho gli strumenti per valutare l’operato di un medico. In aggiunta, io non ho mai nemmeno auscultato la bimba, mi sono limitata ad applicare le cure indicate dal dottore».

Il processo è stato aggiornato dal giudice monocratico, Marco Tornatore, al prossimo 6 dicembre.

(f.d.)

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