Fao: poco tempo per evitare crisi globale sicurezza alimentare
Roma, 26 mag. (askanews) – “Le azioni intraprese ora saranno cruciali per determinare se il mondo sarà in grado di gestire lo shock causato dalle interruzioni nello Stretto di Hormuz o se dovrà affrontare una crisi della sicurezza alimentare ben più grave negli anni a venire”: lo ha detto il direttore generale dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’Agricoltura (FAO), QU Dongyu, che è intervenuto a un evento speciale sulla crisi in Medio Oriente durante la Settimana della Nutrizione di Roma. All’incontro, organizzato dal Governo spagnolo, hanno partecipato anche il primo ministro spagnolo Pedro Sánchez, il direttore esecutivo del Programma Alimentare Mondiale, Cindy McCain, e il presidente del Fondo Internazionale per lo Sviluppo Agricolo, Alvaro Lario.
“Quello a cui stiamo assistendo oggi non è solo una crisi geopolitica, ma uno shock sistemico per il sistema agroalimentare globale”, ha detto Qu sottolineando che gli impatti maggiori di questa crisi potrebbero non essere immediati. Potrebbero manifestarsi tra qualche mese, quando gli agricoltori inizieranno a raccogliere meno perché hanno seminato meno, usato meno fertilizzanti o non possono più permettersi la produzione.
“Le decisioni che prenderemo ora determineranno se questo rimarrà uno shock gestibile o se si trasformerà in una crisi di sicurezza alimentare globale più profonda nel 2026 e nel 2027, e oltre”, ha dichiarato Qu durante la riunione.
La FAO osserva che le gravi interruzioni nello Stretto di Hormuz hanno già influenzato il movimento di petrolio, gas naturale liquefatto, zolfo e fertilizzanti, facendo aumentare i costi dei fattori di produzione agricola e esercitando una pressione al rialzo sui prezzi delle sementi a causa della loro dipendenza dai fertilizzanti. Con l’aumento dei prezzi dell’energia, i sistemi agroalimentari diventano più costosi in tutte le regioni.
I paesi dipendenti dalle importazioni di fattori di produzione, in particolare, si trovano ad affrontare bollette sempre più salate, mentre le famiglie vulnerabili stanno perdendo potere d’acquisto a causa dell’inflazione che erode i redditi. Per molti paesi, soprattutto in Africa e in alcune parti dell’Asia, questi impatti non si verificano in modo isolato; si aggravano infatti a causa delle pressioni preesistenti derivanti da difficoltà finanziarie, shock climatici, conflitti e risorse pubbliche limitate.
“Dobbiamo agire tempestivamente prima che i costi umanitari ed economici aumentino”, ha detto Qu. La FAO ha già pubblicato una serie di raccomandazioni politiche basate su dati concreti per i governi e i partner, sottolineando anche che la crisi ha evidenziato la dipendenza dei sistemi agroalimentari da un numero limitato di punti critici commerciali e fornitori di fertilizzanti. Affrontare questo problema, si legge, richiede corridoi logistici più diversificati, una maggiore integrazione commerciale regionale, riserve strategiche, infrastrutture rurali resilienti e una maggiore diversificazione energetica nei sistemi agroalimentari. “Abbiamo una finestra di opportunità per agire, ma si sta restringendo”, ha osservato Qu.
