Carceri, a Rebibbia pranzo “al fresco” con pasta fatta da detenute
Roma, 10 giu. (askanews) – Tirare la sfoglia col mattarello, riempire i tortellini, preparare le lasagne strato dopo strato. C’è tutta la tradizione culinaria italiana della pasta fresca nel progetto che si chiama appunto “Pasta al fresco” e vuole promuovere l’inclusione sociale delle donne detenute e fornire competenze professionali per favorire un effettivo reinserimento nel mondo del lavoro al termine del periodo detentivo. L’iniziativa è stata promossa da Coop – Unicoop Etruria in collaborazione con Roma Rebibbia femminile Casa circondariale – Germana Stefanini e che oggi ha visto un evento conclusivo all’interno del carcere, ovvero un pranzo condiviso tutto preparato dalle donne coinvolte a base di tortellini, lasagne e agnolotti.
Il progetto è durato cinque mesi e ha coinvolto 12 detenute selezionate su base volontaria tramite colloqui individuali con il supporto degli educatori dell’Istituto, che hanno ricevuto una formazione professionale incentrata sulla figura del pastaio, artigiano della tradizione culinaria italiana. Il corso ha previsto attività di laboratorio, con la preparazione di varie tipologie di pasta fresca e all’uovo nel rispetto della tradizione italiana e regionale, un tirocinio pratico all’interno dell’Istituto, e corsi di formazione specifici su Igiene e sicurezza alimentare e sul lavoro.
Quando abbiamo accolto la proposta di Unicoop Etruria per il progetto “Pasta al fresco”, l’obiettivo era chiaro: non volevamo offrire un semplice passatempo, ma uno strumento concreto di riscatto – dichiara Nadia Fontana, direttrice Casa circondariale Rebibbia sezione femminile “Germana Stefanini” -. L’Articolo 27 della nostra Costituzione ci ricorda che la pena deve tendere alla rieducazione, e la rieducazione passa inevitabilmente attraverso l’acquisizione di competenze, la valorizzazione della persona e il lavoro. L’apprendimento delle norme igienico-sanitarie, della sicurezza sul lavoro e dei segreti della pasta fresca, dai tortellini alle lasagne, mostra che il carcere può e deve essere un luogo di rigenerazione e non di marginalizzazione”.
“Il programma – spiega Alessandro Reale, coordinatore del progetto – si pone l’obiettivo di fornire alle donne in regime di privazione della libertà personale le competenze tecniche necessarie per diventare pastaie qualificate. Il corso mira a favorire il loro reinserimento nella società e nel mercato del lavoro, promuovendo al contempo la crescita personale e l’autostima attraverso l’apprendimento di un antico mestiere artigianale. Spesso, purtroppo, le persone detenute subiscono una forte marginalizzazione e, una volta entrate nel sistema carcerario, rischiano di essere escluse definitivamente dal mondo del lavoro a causa della mancanza di strumenti di riscatto adeguati”.
“E’ un’attività in cui Unicoop Etruria crede e che sostiene con convinzione – dichiara Simonetta Radi, Presidente del Consiglio di Sorveglianza di Unicoop Etruria -. Si tratta di un percorso all’apparenza piccolo ma che ha un impatto sociale profondo sulle persone coinvolte trasmettendo dignità, speranza, riscatto sociale e valore umano, e che offre alle detenute un’opportunità concreta di crescita personale e professionale, favorendo un processo di autonomia e integrazione sociale”.
Nello specifico, il progetto è durato 100 ore e ha coinvolto formatori, educatori e referenti di Unicoop Etruria.
