Le quattro Saint-Oyen legate da un’amicizia lunga 40 anni
Sabato 13 giugno il Saint-Oyen valdostano ha ospitato i festeggiamenti del quarantennale del gemellaggio
Un patto di fratellanza stretto 40 anni fa, ancora molto sentito dai cittadini, ma rinnovato ogni due anni in uno dei paesi coinvolti.
Sabato 13 giugno la piazza della chiesa di Saint-Oyen, nella vallata del Gran San Bernardo, ha accolto l’amministrazione comunale e la popolazione, nonché i loro omologhi francesi e svizzeri, per una giornata di festa in occasione del quarantennale del gemellaggio che li lega agli omonimi Comuni d’oltralpe.
Le quattro Saint-Oyen(s)
Il tradizionale raduno dei Saint-Oyen(s) riunisce, all’incirca ogni due anni, i quattro comuni che portano lo stesso nome: Saint-Oyen nella Tarentaise, in Savoia, Francia; Saint-Oyens nel Canton Vaud, in Svizzera, Saint-Oyen, frazione del comune di Montbellet, Saône-et-Loire, Francia e la nostra Saint-Oyen della Valle del Gran San Bernardo, Valle d’Aosta, Italia.
La celebrazione
«Vi diamo il benvenuto nel nostro villaggio, fatto di storia nascosta dietro a ogni angolo che ricordano i tanti passaggi importanti, tra i quali quelli di Carlo Magno, Napoleone e i pellegrini che un tempo percorrevano la Via Francigena per raggiungere Roma» ha detto il sindaco Alessio Desandré.
«Abbiamo scelto questa piazza perché rappresenta un po’ il centro della comunità, e perché è proprio qui che, 40 anni fa, è iniziato il nostro sodalizio. Spero che oggi si creino nuovi ricordi indimenticabili per tutti noi».
Al centro della commemorazione, il dono di un rigoglioso acero giapponese, piantato nella piazza accanto a una placca che ricorda il gemellaggio con Saint-Oyen della Tarantaise, in Savoia, con Saint-Oyen del Canton di Vaud, in Svizzera, e Saint-Oyen, frazione del Comune di Montbellet, in Borgogna (quest’ultimo inseritosi da 20 anni).
«Quest’albero, giovane e luminoso, discreto per grandezza, ma profondo per il suo significato, vuole rappresentare il nostro rapporto di amicizia» ha detto Jacqueline Arnault, presidente dell’Association Saint-Oyen Patrimoine et Jumelage, di Saint-Oyen in Tarantaise.
«Le sue radici affonderanno in questo luogo, i suoi rami e le sue foglie accompagneranno le stagioni ma anche le feste che qui si terranno ancora. Georges Brassens cantava “auprès de mon arbre je vivais heureux”, è così che vogliamo sottolineare la forza della condivisione e la gioia di ritrovarci».
La giornata è proseguita con la visita all’antico forno del paese, ristrutturato dall’amministrazione comunale nel 2000 e rimesso in funzione nel 2024 dal proprietario Gerard Mellé.
«Anticamente vi era anche un mulino – ha spiegato Mellé – e le famiglie venivano a turno a preparare il pane con farina di grano e segale. Oggi abbiamo ripreso la tradizione della flantse, il pane dolce con zucchero o miele, che mangiamo nel periodo natalizio».
A seguire, la visita alla chiesa e alla mostra nelle sale dell’ex microcomunità con opere di Siro Viérin, Fulvio Vicquéry e Valerio Stradella, la discesa a Prenoud per la cerimonia ufficiale, un vin d’honneur e il pranzo conviviale.
Nel pomeriggiospazio a un mercatino con prodotti locali e la degustazione di generi gastronomici tipici dei tre paesi ospiti.
(nadine blanc)
