Fratelli d’Italia: Daria Pulz critica l’accoglienza a Palazzo regionale di Carlo Fidanza
POLITICA & ECONOMIA
di Danila Chenal  
il 06/07/2019

Fratelli d’Italia: Daria Pulz critica l’accoglienza a Palazzo regionale di Carlo Fidanza

L'europarlamentare fotografato a Milano per il corteo di commemorazione di Sergio Ramelli, lo studente neofascista, ucciso nel 1975, appartenente al Fronte della Gioventù articolazione giovanile del Movimento Sociale di cui è erede CasaPound

Non piacciono a Daria Pulz le frequentazioni, in veste ufficiale, delle due massime cariche istituzionali della Valle d’Aosta. Storce il naso per  l’incontro a Palazzo tra i presidenti della Giunta, Antonio Fosson, e del Consiglio Valle, Emily Rini,  con l’europarlamentare di Fratelli d’Italia, Carlo Fidanza.

Scrive. «Carlo Fidanza, capo delegazione di Fratelli d’Italia al Parlamento europeo, il 29 aprile 2019 era in piazza a Milano per un’adunata neofascista, non autorizzata e quindi illegale, con Casa Pound, Forza nuova e Lealtà e azione. Ieri, venerdì 5 luglio, era ad Aosta con Emily Rini e Antonio Fosson, i quali si sono dichiarati onorati per la visita. Onorati per cosa?» si chiede.

Prosegue. «L’incontro con un parlamentare europeo che, oltre a essere membro di alcune commissioni, non ha alcuna carica di rappresentanza istituzionale ha evidentemente un significato politico, che fa riflettere sull‘ambiguità e la confusione dell’attuale maggioranza regionale. Da un lato, si fa un accordo con i civici di Elio Riccarand che, in passato almeno, si dichiarava di sinistra. Dall’altro, si scavalca a destra la Lega di Salvini. Un bruttissimo segnale, che ci conferma come la cultura della peggiore destra, purtroppo, sia penetrata come un virus sia nella maggioranza sia nell’opposizione regionale».

Conclude. «Spiace per i consiglieri di Rete Civica Chiara Minelli e Alberto Bertin convinti, nella loro infinita presunzione, di poter governare con chi ha certe frequentazioni. Anche in questo caso, ci auguriamo che ci sia una seria riflessione: la logica secondo cui il nemico del mio nemico è mio amico, in politica, porta spesso a brutte, bruttissime sorprese.

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