Aosta: post razzista sui social, consigliere leghista nella bufera
ATTUALITA'
di Alessandro Bianchet  
il 11/05/2017

Aosta: post razzista sui social, consigliere leghista nella bufera

Un vero e proprio boomerang. Costa la gogna sui social e una figura non proprio edificante il post (con chiaro sentore razzista) pubblicato dal consigliere leghista, Andrea Manfrin, sulla propria pagina Facebook.

Sulla bacheca (prima di venire rimosso), ieri è comparsa una foto che ritrae, di spalle, una persona di colore a bordo di un hoverboard, con il commento: «Sapete quanto costa un overboard? Quello che questa risorsa boldriniana usa per andare a spasso vicino alla Cogne (o per scappare dalla guerra)? Anche usato viene fra i 200 e i 500 euro. Quanti cittadini valdostani se lo possono permettere?».

Subito si è scatenata la “guerra social”, con alcuni sostenitori a dar manforte, ma anche con il commento della cognata dell’uomo ritratto nella foto che, appunto, l’ha riconosciuto. Lo screenshot, così, ha fatto il giro di Facebook, con politici di ogni colore e semplici cittadini a condannare senza appello l’avventato intervento del consigliere del Carroccio.

La moglie: «Purtroppo non ci sono gli estremi per la denuncia»

Sul fatto interviene senza mezzi termini Alessia Bianquin, moglie dell’aostano ritratto nella foto pubblicata da Manfrin: «Siamo stati dai Carabinieri per denunciare la cosa, ma non ci sono gli estremi – sottolinea -. Essendo stato fotografato di spalle, probabilmente in maniera consapevole, mio marito non risulta riconoscibile, anche se ci vuole nulla per capire che si tratta di lui per chi lo conosce».La cosa non è andata giù alla consorte, sposata dal 2009: «Mio marito ha un contratto stagionale in un albergo, io lavoro e il nostro bimbo di 5 anni frequenta l’asilo – dice ancora Alessia -. Sottolineo, poi, che nonostante siamo sposati dal 2009, mio marito non ha voluto approfittarne per prendere la cittadinanza italiana (possibile dopo due anni dalle nozze), preferendo fare tutto l’iter del caso, per non far passare il nostro come un matrimonio di interesse. Insomma, mi sembra veramente assurdo che venga preso di mira. La cosa peggiore, però, è che pur avvisato, il signor Manfrin non ha voluto rimuovere immediatamente il post, preferendo dare risalto alla cosa. Inizialmente anche mio marito l’aveva presa sul ridere, ma ora è arrabbiato, visto che la sua foto è ormai ovunque».

Manfrin: «Faccio volentieri la vittima sacrificale»

Non sembra pentito di tutto il polverone sollevato Andrea Manfrin: «Ritraendo una persona di spalle, di fatto la si rende non riconoscibile – commenta il consigliere del Carroccio -. La persona che mi ha mandato la foto (non effettuata da me in prima persona) ha detto che erano tre o quattro insieme della stessa età: per carità, forse è stata un’interpretazione avventata, ma non cambia la sostanza. Se devo essere linciato mediaticamente perché anche solo mezza delle nostre idee passi, faccio volentieri la vittima sacrificale».

Non sarebbe il caso di chiedere scusa? «Se avessi pubblicato una persona ripresa in volto sarebbe un conto, ma così non è riconoscibile». Forse il post (non il primo del genere in realtà) è quantomento sconveniente. «Mi sembra tutto ingigantito, ma mi fa comunque piacere aver ricevuto parecchie telefonate di sostegno. Sono arrivate anche tante minacce, anche di morte, modo in cui si esplicita la filosofia di chi vuole accogliere tutti. Ho già segnalato tutto alla polizia».

L’ordine dei giornalisti

Interviene con durezza anche l’ordine dei giornalisti (cui Manfrin è iscritto in qualità di pubblicista), per voce del presidente Tiziano Trevisan: «Visto il post apparso sulla pagina pubblica di Andrea Manfrin, e in considerazione del fatto che lo stesso è iscritto all’Albo dei Giornalisti, ritengo opportuno e necessario comunicare il fatto alla Commissione Territoriale di Disciplina dell’Ordine dei Giornalisti che, per competenza, stabilirà se vi siano eventuali violazioni di carattere deontologico. Rimane inteso – conclude Trevisan – che quanto espresso nei contenuti del “post”, seppur non di carattere giornalistico in senso stretto, ma comunque scritto da un giornalista, è quantomeno discutibile e deprecabile, soprattutto per il fatto che i commenti pubblicati in seguito al post siano stati rimossi».

(alessandro bianchet)

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