Morti Lavoro, Bombardieri: di più che uccisi dalla mafia
Venezia, 27 mag. (askanews) – “Abbiamo più morti sul lavoro che uccisi dalla mafia. E in molti casi, quando i dispositivi di protezione vengono manomessi affinché non si fermino le macchine, non si tratta di incidente, ma di omicidio. Ecco perché insistiamo nel chiedere l’istituzione sia del reato di omicidio sul lavoro sia di una procura speciale che possa indagare per dare giustizia alle famiglie che hanno subito questi terribili lutti. Servono, inoltre più investimenti, più prevenzione, più formazione, coinvolgendo gli enti bilaterali, e bisogna intervenire sulla catena degli appalti a cascata e sulle gare al massimo ribasso. Noi, dunque, continueremo nella nostra battaglia ‘zero morti sul lavoro’”. Così Pier Paolo Bombardieri, segretario generale della Uil, a margine del congresso regionale della Confederazione.
“Un Veneto più lento” è lo slogan scelto dalla Uil Veneto per il suo secondo congresso regionale (il conto reale arriva a 12, ma è il secondo svolto con una struttura completamente regionalizzata). Oggi l’auditorium dell’M9 ha ospitato la prima giornata di lavori, arricchita dalla presenza del presidente della Regione Veneto Alberto Stefani, dell’appena eletto sindaco di Venezia Simone Venturini, dei rappresentanti di tutte le associazioni sindacali e datoriali della Regione. Presente il segretario generale Uil PierPaolo Bombardieri.
“Il titolo può sembrare provocatorio – ha scandito nella sua relazione il segretario generale uscente di Uil Veneto Roberto Toìgo – ma è maturato nel tempo. Il prossimo mandato si preannuncia complesso: uno scenario internazionale instabile, un cambiamento demografico sempre più evidente. Il Veneto sembra entrato in una fase di maturità stagnante, in cui le imprese consolidano l’esistente ma investono meno sul ricambio generazionale e sull’innovazione occupazionale. È un segnale che va letto anche alla luce del rallentamento economico europeo e della crisi di alcuni settori chiave del manifatturiero regionale. Quale azienda, quale imprenditore, può trovare in questa fase il coraggio di investire, di assumere, di produrre? L’incertezza è tale da rendere preferibili altre scelte: aspettare, conservare, muoversi con prudenza. O addirittura arrendersi, decidere di vendere ad un Fondo o ad aziende estere, con il rischio che poi una storia imprenditoriale lasci spazio solo alla logica del lucro”.
Esaminati i fondamentali dell’economia e la situazione politica, Toìgo ha fatto a Cgil e Cisl Veneto una proposta: “Creiamo assieme una piattaforma unitaria per il Veneto, sui temi che ci accomunano. Facciamola validare ai nostri rispettivi organismi e, sulla base di quella, andiamo a discutere con la Regione e con le altre parti. In ordine sparso, non porteremo mai alcun risultato. Uniti, possiamo farcela”. Spazio ai temi della precarietà, delle politiche di genere, della cura del territorio, dei giovani. “In Veneto pensiamo sia necessario un contratto integrativo di secondo livello regionale, creando un rapporto vero tra parti, lavoratori e imprese, che sarebbe anche un ottimo strumento per incentivare i nostri giovani a restare qui”.
