Morte Corrado Gex: per i periti non si può stabilire con certezza la causa del decesso
La procura di Cuneo aveva disposto una nuova perizia nei mesi scorsi
«In riferimento all’ipotesi agli atti che correla l’eposizione di Gex alla sostanza (Isopropyl S-2-diisopropylaminoethyl methylphosphonothiolate, nervino classe V2) con l’incidente, non è possibile esprimersi in termini di certezza, poiché non è dato conoscere la concentrazione del principio attivo (qualore presente) in circolo al momento del sinistro». Lo comunica la procura di Cuneo, in un comunicato stampa, dopo la perizia medico-legale disposta nei mesi scorsi, per fare luce sulle cause del disastro aereo del 25 aprile 1966, nel quale persero la vita il senatore Corrado Gex e altre 7 persone.
I risultati della perizia
Il procuratore capo Onelio Dodero aveva affidato l’incarico ai consulenti Cristina Cattaneo, Domenico di Candia e Debora Mazzarelli.
Per i periti, i resti dell’individuo principale sono da identificarsi in Corrado Gex. I resti sono attribuibili, per pochi frammenti, a un secondo individuo.
Tali resti «presentano diffuse alterazioni tafonomiche da calore, con perdita delle estremità degli arti e della maggior parte del cranio. Sono presenti lesioni di natura meccanica con caratteristiche perimortem, tutte di tipo contusivo, riconducibili per morfologia e distribuzione all’impatto del velivolo».
Secondo la perizia, «non è possibile per lo stato di avanzata decomposizione risalire alla causa esatta di morte, né se la suddetta lesività contusiva sia stata prodotta in vita o su corpo morto».
La vicenda
Il 25 aprile 1966, Gex era al comando di un Pilatus Porter decollato dall’aeroporto di Le Castellet, in Francia, con a bordo una delegazione valdostana.
Dopo una sosta ad Albenga, mentre si avvicinava a Castelnuovo di Ceva, l’aereo incontrò condizioni meteo in rapido peggioramento con nuvole basse. Volando a bassa quota, il velivolo colpì degli alberi e si schiantò su una collina: per il pilota e gli altri passeggeri non ci fu nulla da fare.
All’epoca, una commissione d’inchiesta attribuì la causa del disastro a «un errore del pilota».
Una conclusione che non ha mai convinto Igino Melotti, ex pilota aereo e amico di Gex, che da allora sostiene la pista dell’attentato.
Il movente? Gex, 34 anni, pilota esperto e primo in Italia ad ottenere l’autorizzazione all’atterraggio su un ghiacciaio, era membro di spicco dell’Union Valdôtaine ed era prossimo a diventare viceministro dei Trasporti.
La procura aveva riaperto il fascicolo già nel 2020, acquisendo gli atti delle inchieste precedenti e disponendo esami scientifici che, fino a pochi anni fa, sarebbero stati tecnicamente impossibili.
(t.p.)
